Nuovo allarme sul traffico di droga nelle carceri italiane. Secondo Aldo Di Giacomo, segretario del Sindacato Polizia Penitenziaria, il caso emerso nel carcere di Rebibbia dimostrerebbe come oggi sia sempre più facile reperire sostanze stupefacenti all’interno degli istituti di pena.
Di Giacomo ricorda di aver denunciato, nei giorni scorsi, anche la situazione del carcere di Poggioreale, definito una delle principali piazze di spaccio del Paese, dove nelle ultime settimane sono stati sequestrati oltre due chilogrammi e mezzo di droga.
Secondo il sindacalista, il traffico di stupefacenti nelle carceri sarebbe gestito dalla criminalità organizzata, che continuerebbe a controllare il mercato illegale anche grazie all’utilizzo di telefoni cellulari introdotti clandestinamente negli istituti.
Nel suo intervento, Di Giacomo sottolinea inoltre il crescente numero di decessi per overdose o presunta overdose in carcere, ricordando che, secondo i dati del Ministero della Giustizia, circa un detenuto su tre presenta problemi di tossicodipendenza.
Il segretario del Sindacato evidenzia come il mercato illecito si sia evoluto, comprendendo non solo droghe tradizionali ma anche farmaci, sostanze sintetiche e altri prodotti utilizzati come stupefacenti, rendendo ancora più complessa l’attività di controllo da parte della Polizia Penitenziaria.
Di Giacomo stima che il giro d’affari legato a droga e cellulari nelle carceri italiane valga decine di milioni di euro all’anno e chiede un rafforzamento degli organici, sostenendo che servirebbero almeno settemila agenti in più per garantire un efficace controllo degli istituti penitenziari.
Infine, rinnova l’allarme già lanciato nelle scorse settimane, avvertendo che i segnali provenienti dalle carceri lasciano prevedere un’estate particolarmente difficile sul fronte della sicurezza.