“Ci sono delle menzogne che non rimarranno senza querela: che chi aveva problemi con Report bastava che parlasse con me, che io potessi influenzare qualche puntata di Report (ipotesi fatte da colleghi invidiosi della trasmissione o con l’obiettivo di demolire il giornalista di inchiesta più autorevole di Italia), che io sia un uomo addentro a misteriosi poteri”. Così Valter Lavitola, l’imprenditore indagato per l’attentato all’auto di Sigrido Ranucci, in una nota firmata da Sergio e Arturo Cola, i suoi legali. Gli avvocati hanno anche smentito che alcune dichiarazioni rilasciate alla stampa nei giorni scorsi da Lavitola contenessero “messaggi destinati a soggetti interessati alle indagini, a tal punto che la Procura avrebbe acquisito i relativi video”. I legali hanno quindi annunciato che il loro assistito “non renderà alcuna altra dichiarazione ai media, restando in attesa di essere interrogato dai pm non appena avrà la disponibilità degli atti di indagine che, purtroppo, al momento, risultano solo in possesso di larga parte della stampa”
Una serie di ipotesi giornalistiche “totalmente infondate” stanno mettendo “a repentaglio l’attività del ristorante della moglie” di Valter Lavitola, “dal quale traggono sostentamento anche numerose famiglie, nonché la sua iniziativa nel settore dei ‘carbon credit’ in vari paesi dell’Africa, settore al quale si dedica dal 1991” – aggiungono i legali dell’imprenditore. Lo stesso Lavitola dichiara che “definire il ristorante un ‘covo’ di giornalisti, magistrati, uomini dello Stato (anche Servizi Segreti), prelati, politici, banchieri e diplomatici, adombrando misteri e complotti, rischia di allontanare la maggior parte degli ospiti costituiti da tante famiglie e persone del quartiere”. Quanto all’attività nel carbon credit, aggiunge, “si sta seriamente pregiudicando la realizzazione dei vari progetti in essere in quanto gli investitori già danno segnali di allontanamento”.
L’imprenditore chiarisce poi che “in merito all’aiuto fornitomi da Sigfrido in questa materia, su cui si è tanto fantasticato, io gli devo molto perché, scoprendo l’uovo di Colombo, mi ha spiegato, dopo aver fatto un’inchiesta sulla questione, che il punto debole della credibilità dei Carbon Credit era la mancanza di certezza su chi fosse il reale titolare dei diritti a produrli; in Africa: le comunità locali”.