“La tempestiva terapia antibiotica – omessa e ritardata anche per l’errore di tutti i neuroradiologici – avrebbe prolungato in modo significativo la vita di Andrea Purgatori con un’incidenza frequentista alta, pari all’80% (probabilità statistica)”. È questo uno dei passaggi contenuti nel decreto con cui il gup di Roma Paola Petti, venerdì scorso, ha disposto il rinvio a giudizio di Gianfranco Gualdi, Claudio Di Biasi, Maria Chiara Colaiacomo, Guido Laudani, i quattro medici accusati di omicidio colposo per la morte del giornalista, avvenuta nel luglio 2023. Nel provvedimento il giudice afferma che “nel caso concreto non hanno interagito altri fattori idonei a spiegare in modo alternativo la morte della vittima nei tempi e con le modalità in cui si è verificata”. Secondo il gup, inoltre, “non è corretto sostenere che la diagnosi differenziale di endocardite batterica fosse impossibile da formulare per il cardiologo Guido Laudani essendo piuttosto mancato ‘il sospetto diagnostico’ che avrebbe dovuto essere studiato, per esempio, con l’emocoltura o l’ecografia transesofagea”.
Nel decreto viene poi ricordato che le risonanze magnetiche effettuate il 12 e il 16 giugno 2023 nella casa di cura Villa Margherita “avevano costantemente rilevato lesioni ischemiche ed escluso la presenza di secondarismi cerebrali”. Esami che, secondo il giudice, “lo stesso Laudani non poteva non conoscere essendo stati fatti durante il ricovero di Andrea Purgatori in tale struttura dove lo stesso imputato era presente come medico curante della vittima e, quindi, in veste di coordinatore”. Alla base della morte di Purgatori, infatti, fu accertata un’endocardite infettiva che, secondo l’accusa, se individuata tempestivamente e in assenza di errori diagnostici e terapeutici, avrebbe potuto essere trattata con maggiori possibilità di successo. Al centro delle contestazioni della procura vi è anche l’interpretazione di una risonanza magnetica eseguita l’8 maggio 2023, refertata come compatibile con metastasi cerebrali mai riscontrate e senza indicazioni sulla possibile natura ischemica delle lesioni rilevate. Una diagnosi ritenuta fuorviante che avrebbe orientato il successivo percorso clinico e terapeutico. Dopo il rinvio a giudizio, il processo sulla vicenda prenderà il via il prossimo 12 gennaio davanti al tribunale monocratico.