Valter Lavitola avrebbe potuto compiere una strage. La procura di Roma sospetta che dietro la bomba fatta esplodere lo scorso 16 ottobre davanti alla casa del conduttore e autore di Report, Sigfrido Ranucci, a Pomezia, ci sia l’imprenditore salernitano, ex braccio destro di Silvio Berlusconi. Solo martedì scorso erano scattate quattro misure cautelari per tre uomini e una donna, considerati gli esecutori materiali del raid. Ora è finito nel registro degli indagati anche l’ex giornalista, in concorso con Gomes Clesio Tavares, camerunense di 47 anni, ritenuto l’intermediario tra l’imprenditore e gli esecutori materiali. I Carabinieri, su mandato della Direzione Distrettuale Antimafia, hanno perquisito l’abitazione romana di Lavitola e in un residence in via San Felice sulla ex provinciale nel territorio di Terracina, sequestrandogli computer e telefono cellulare. Le accuse sono pesantissime: detenzione, porto e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, il tutto aggravato dal metodo mafioso e strage.
L’imprenditore non è un nome nuovo alle cronache giudiziarie. Il suo passato racconta di vicende clamorose: la latitanza nel 2011, il caso della casa di Montecarlo, le accuse di corruzione internazionale, la truffa sui fondi pubblici per l’editoria, la cosiddetta “compravendita di senatori” e una condanna definitiva a 2 anni e 8 mesi per tentata estorsione proprio ai danni del Cavaliere. Dopo aver scontato la pena, Lavitola sembrava aver cambiato vita investendo nella ristorazione, con l’apertura di un noto locale di pesce nel quartiere romano di Monteverde. Nel 2023, una foto pubblicata dal quotidiano Il Riformista lo ritraeva persino seduto allo stesso tavolo di Ranucci. «Sono sconvolto, con Lavitola siamo amici: Non ci posso credere», ha commentato il Ranucci. Secondo l’accusa, Lavitola avrebbe dato mandato a Clesio Tavares di “individuare soggetti in grado di reperire esplosivo e farlo esplodere davanti all’abitazione del giornalista” e sempre Lavitola il 16 settembre, un mese prima dell’attentato, ha effettuato con il 47enne un sopralluogo “nei pressi dell’abitazione” del conduttore di Report.
Resta ancora da chiarire il movente del raid, se legato a motivi personali o professionali. Si attende l’interrogatorio nelle prossime ore. Davanti ai pm, dovrà chiarire i propri rapporti con i presunti autori dell’esplosione Antonio Passariello, Saverio Mutone, Pellegrino D’Avino e Marika De Filippi.