Il 20,3% delle dimissioni ospedaliere di pazienti pediatrici con diagnosi di tumore avviene nel Lazio, che si conferma la prima regione italiana per cure oncologiche pediatriche. Un dato che evidenzia come sul territorio siano in trattamento non solo bambini residenti, ma anche piccoli pazienti provenienti da altre regioni del Centro-Sud — tra cui Abruzzo, Basilicata, Calabria, Molise, Puglia e Umbria — oltre che dall’estero. In questo contesto opera Peter Pan ODV, realtà con sede a Roma che offre accoglienza e supporto alle famiglie durante il periodo delle cure.
Il peso degli spostamenti
Raggiungere i luoghi di cura rappresenta un ulteriore fattore di stress per genitori e bambini, soprattutto per chi non è abituato a muoversi in una città complessa come Roma, dove si concentrano i principali ospedali pediatrici. Per alleggerire questo carico, Peter Pan ODV mette a disposizione un servizio di navette solidali da e per le strutture sanitarie. «Nel 2026 prevediamo un importante aumento del servizio – spiega il presidente Roberto Mainiero –. Dall’anno scorso abbiamo esteso le navette anche a chi non è ospite delle nostre case di accoglienza. Questo porterà a un incremento del 50% delle richieste. Stimiamo di percorrere almeno 65.000 chilometri».
Un potenziamento significativo che richiede nuove risorse per garantire continuità ed efficienza.
Al via la raccolta fondi
In occasione della Giornata Mondiale contro il Cancro Infantile del 15 febbraio, l’associazione ha lanciato una campagna di raccolta fondi per sostenere il servizio di trasporto solidale. «Poterci fare carico degli spostamenti è fondamentale – aggiunge Mainiero – perché consente ai genitori di concentrarsi esclusivamente sul percorso di cura del proprio figlio». Un aiuto concreto che si traduce in tempo, energia e serenità sottratti alle incombenze logistiche per essere dedicati interamente ai bambini.
Le “case viaggianti” dei volontari
A guidare le navette sono i volontari “Timonieri”, figure centrali nel sistema di assistenza dell’associazione. Non si tratta solo di autisti, ma di presenze attente e discrete che accompagnano le famiglie in momenti emotivamente intensi. «Durante un tragitto può esserci silenzio, paura, sollievo o felicità – racconta Silvano, volontario Timoniere –. Spesso siamo noi i primi a raccogliere le emozioni delle famiglie, all’andata e al ritorno dall’ospedale. Il nostro compito non è solo guidare, ma esserci». Se le strutture di accoglienza rappresentano per i piccoli pazienti la “Casa di Roma”, le auto diventano così “case viaggianti”, spazi di vicinanza e sostegno lungo un percorso che va ben oltre il semplice trasferimento.
