Si presentavano vestiti da sacerdoti, come alti funzionari dello Ior o del Vicariato, oppure si fingevano notai, magnati o carabinieri, millantavano contatti internazionali, di essere intermediari di fondi d’investimento lussemburghesi, di essere vicini a magnati uzbechi o petrolieri russi, per mettere a segno le loro truffe progettate in bar e tavole calde del quartiere romano di Centocelle. Nei loro confronti, tre uomini tra i 53 e 73 anni, su delega dei magistrati della Procura di Roma, i Carabinieri della stazione di Roma San Lorenzo in Lucina hanno dato esecuzione a un’ordinanza emessa dal Gip che dispone nei loro confronti misure cautelari. L’accusa è di associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata, sostituzione di persona, tentati furti e falsificazione di atti, commessi tra gennaio 2023 e fine luglio 2024 a Roma e provincia, ma con episodi accertati anche in varie regioni d’Italia.
Il vertice operativo della banda era composto da uomini della “vecchia guardia” della malavita romana, tra cui alcuni ultrasettantenni e un ottantenne, con precedenti penali e condanne risalenti a fine anni ’60 e primi anni ’70. Grazie alle competenze di uno degli indagati, esperto nella consultazione dei registri immobiliari, il gruppo effettuava meticolose ricerche preliminari sui beni immobili per agganciare le proprie vittime, individuate prevalentemente tra imprenditori edili, titolari di strutture commerciali e proprietari di strutture ricettive.
Quando si presentano come preti, con vestiti ecclesiastici originali, la banda prometteva finti finanziamenti a tasso zero o appalti milionari per la ristrutturazione di complessi religiosi. E in cambio chiedeva ingenti somme di denaro in contanti camuffate da ‘offerte benefiche alla Chiesa’ o spese per fideiussioni. Si accreditavano invece come intermediari di fondi lussemburghesi o di ricche famiglie di petrolieri russi quanto puntavano a hotel di lusso messi in vendita nelle più rinomate località turistiche italiane. E sotto la garanzia di contratti preliminari siglati davanti a finti notai e millantando la “protezione politica” di fantomatici parlamentari, offrivano cifre gonfiate rispetto al prezzo reale pretendendo dai venditori il pagamento anticipato in contanti di milioni di euro per le commissioni di intermediazione.
Nel tentativo di raggirare un imprenditore straniero, l’organizzazione ha cercato di mettere in atto la truffa del “liquido nero”, promettendo di triplicare una somma di 100mila euro euro in contanti attraverso un processo chimico di impressione delle banconote vere su fogli bianchi. Il piano prevedeva che, durante l’operazione in un appartamento, facessero irruzione altri complici travestiti da Carabinieri. Il finto blitz serviva a terrorizzare la vittima per impedirle di sporgere denuncia. In realtà le somme realmente sottratte dalla banda ammonterebbero soltanto a circa 7.000 euro soldi estorti a un costruttore edile indotto a pagare per un falso inserimento nei protocolli del Vicariato, ma l’intervento dei carabinieri i avrebbe permesso di sventare sul truffe che avrebbero potuto fruttare alla banda ben 12,5 milioni di euro.