Al processo d’appello bis per l’omicidio di Serena Mollicone torna al centro della cronaca la porta della caserma dei Carabinieri di Arce. In aula la perizia dell’ingegner Remo Sala: “Il pugno di piatto non produce quel tipo di sfondamento, la testa è invece compatibile”. È un passaggio chiave per la ricostruzione dell’accusa. Davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Roma, il consulente della Procura Remo Sala ha illustrato i risultati dei test sperimentali e dei modelli tridimensionali condotti sulla porta dell’alloggio della caserma di Arce.
Sotto la lente degli esperti, l’impatto generato da due diverse ipotesi d’urto: il pugno sferrato da un adulto e il modello di un cranio. Le simulazioni hanno portato il perito a escludere categoricamente che la frattura sulla porta possa essere stata provocata da un pugno di piatto, smentendo la ricostruzione fornita nelle dichiarazioni spontanee da Franco Mottola. La conformazione della lesione riscontrata sul pannello mostra invece una maggiore compatibilità con il cranio. Una corrispondenza di tipo geometrico che, ha precisato con cautela il consulente di fronte alle contestazioni della difesa, non costituisce prova matematica che ad impattare sia stata la testa di Serena, ma conferma che tra le due opzioni analizzate l’ipotesi del cranio è l’unica coerente con il danno reale.
Secondo l’ipotesi accusatoria, il primo giugno di 25 anni fa la testa della 18enne sarebbe stata sbattuta contro la porta al culmine di una lite con Marco Mottola, fino a farle perdere i sensi. La giovane sarebbe stata poi soffocata e abbandonata nel boschetto di Fonte Cupa. Secondo la versione fornita in passato da Franco Mottola, invece, la lesione sulla porta sarebbe stata provocata da un pugno dato da lui stesso. “Siamo soddisfatti, l’ingegner Sala ha affermato che, in base agli accertamenti, la lesione sulla porta non è stata causata da un pugno di piatto sferrato dal maresciallo Mottola – ha commentato l’avvocato di parte civile Anthony Iafrate, dello Studio Salera, che da anni segue Consuelo Mollicone, sorella di Serena -. Vedremo l’imputato cosa dichiarerà su questo aspetto”.
Di parere opposto il criminologo Carmelo Lavorino, consulente della famiglia Mottola, sentito in aula e secondo cui “non c’è alcuna prova che quel foro sulla porta sia stato provocato dall’impatto con la testa di Serena Mollicone”. Inoltre “non c’è certezza sulla genuinità del ‘reperto’ porta perché dal 2001 al 2008 non possiamo essere certi che nessuno l’abbia toccata”, ha concluso il consulente. “Ancora una volta è emerso che la porta non è assolutamente il mezzo lesivo e che non c’è nessuna compatibilità con la forza d’urto e la forza che sarebbe servita per rompere il cranio della vittima”, sono state le parole di uno degli avvocati difensori della famiglia Mottola, Fabio Quadrini, a fine udienza. “Dovremo ancora approfondire questa tematica con il consulente medico – ha aggiunto – ma già da oggi è emerso che non c’è nessuna compatibilità tra il cranio della povera Serena Mollicone e il buco nella porta. Quindi da questo punto di vista siamo tranquilli, il processo continua ma la porta non è il mezzo lesivo”, ha concluso.