le motivazioni dell'assoluzione

Omicidio Diabolik, i giudici: “Le prove contro Calderon poche e controverse”

Per la Corte, le indagini non sono riuscite a dimostrare con certezza né la responsabilità dell'argentino né il vero movente dell'esecuzione

Omicidio Diabolik, i giudici: “Le prove contro Calderon poche e controverse”

“Pur in presenza di elementi fortemente suggestivi, rappresentati principalmente dal coinvolgimento in altri episodi criminosi, commessi con modalità simili” deve ritenersi “non pienamente dimostrata, al di là di ogni ragionevole dubbio, la responsabilità dell’imputato in ordine ai delitti ascrittigli”. Lo scrivono i giudici della Prima Corte di Assise di Appello di Roma nelle motivazioni della sentenza con cui l’8 maggio scorso hanno assolto Raul Esteban Calderon dall’accusa di aver ucciso Fabrizio Piscitelli, storico leader degli Irriducibili della Lazio noto come “Diabolik”, assassinato con un colpo di pistola alla testa il 7 agosto 2019 al Parco degli Acquedotti a Roma.

Per l’imputato la procura aveva chiesto la conferma della condanna all’ergastolo pronunciata in primo grado. La Corte d’Appello ha invece ribaltato il verdetto di primo grado, assolvendo Calderon con la formula “per non aver commesso il fatto”.   Secondo i giudici, infatti, “gli elementi specifici di prova individuati a carico dell’imputato sono pochi e tutti controversi”. Nelle motivazioni viene evidenziato come gran parte della sentenza di primo grado si concentri sull’individuazione dei possibili mandanti e del movente dell’omicidio, piuttosto che sulla posizione dell’imputato indicato come esecutore materiale.

“Non si può non rilevare che gran parte della sentenza impugnata è incentrata, al di fuori del perimetro dell’imputazione, sulla individuazione dei possibili mandanti e, quindi, sul possibile movente dell’omicidio di Fabrizio Piscitelli”, osservano i magistrati, aggiungendo che la decisione di primo grado “esamina principalmente il contesto in cui il delitto troverebbe collocazione valorizzando elementi tuttavia riconducibili ad altri soggetti, rimasti estranei all’attuale procedimento”. La Corte ritiene inoltre irrilevanti ai fini della responsabilità di Calderon le conversazioni ambientali richiamate nell’atto di appello. Si tratta, spiegano i giudici, di dialoghi tra persone che fanno riferimento in termini generici alle dinamiche criminali romane o formulano ipotesi sul coinvolgimento di altri soggetti e sulle motivazioni del delitto, senza fornire “elementi concreti di conoscenza diretta, rilevanti nell’attuale procedimento”.

Viene inoltre censurato il tentativo di riesaminare posizioni di soggetti estranei al processo. “In tal modo, viene di fatto riesaminata (o si chiede che venga riesaminata) la posizione di soggetti in assenza delle previste garanzie processuali e in evidente violazione del diritto di difesa. Peraltro, senza alcun positivo riscontro giudiziario”, scrive la Corte. I giudici ricordano poi che il possibile ruolo di Alessandro Capriotti, indicato come presunto mandante, era già stato valutato dal gip di Roma che nel settembre 2020 aveva rigettato una richiesta di custodia cautelare nei suoi confronti.

Quanto alle posizioni di Leandro Bennato e Giuseppe Molisso, anch’essi indicati tra i possibili mandanti, la Corte sottolinea che “è stata addirittura archiviata con ordinanza emessa dal gip il 6 marzo 2023 su richiesta della stessa procura”. Nella ricostruzione dei magistrati non emergono inoltre collegamenti significativi tra l’omicidio Piscitelli e altri gravi episodi criminali, tra cui il tentato omicidio dei fratelli Costantino e l’omicidio di Skelaj Selavdi. Anche gli autori dell’agguato contro Bennato, considerato da alcune ipotesi investigative una possibile ritorsione per l’assassinio di Piscitelli, non sono mai stati identificati.