Proseguono le indagini sull’attento a Sigfrido Ranucci. A piazzale Clodio c’è attesa sulla decisione del tribunale del Riesame chiamato a vagliare le istanze presentate dai difensori della banda accusata di avere piazzato l’ordigno a Pomezia. “Abbiamo chiesto l’annullamento della misura cautelare e di fare cadere l’aggravante del metodo mafioso” hanno detto gli avvocati Generoso Pagliarulo e Antonio Falconieri. Se dovesse cadere l’aggravante la posizione dei quattro finirebbe all’attenzione dei pm di Velletri.
Intanto emergono anche nuovi elementi. La notte della perquisizione a Valter Lavitola, ci sarebbero stati più contatti tra la persona ritenuta mandante dell’attentato e Ranucci: a raccontarlo è lo stesso imprenditore di origini napoletane che parlando con il Giornale sostiene che nella notte tra il 4 e il 5 luglio scorso dopo uno scambio di messaggi il conduttore di Report lo avrebbe chiamato, intorno alle 3.30 del mattino, e i due sarebbero “stati al telefono per circa due ore”. “Possibile sia rilevante”, spiegano gli inquirenti che sono al lavoro su questi colloqui nel tentativo di accertare il movente su quanto avvenuto all’esterno della villetta del giornalista a Pomezia.
Lavitola sostiene che Ranucci gli avrebbe scritto: “Valter ma è tutto allucinante, non ci credo, non posso crederci e non voglio crederci, ma aiutarmi in cosa?”, aggiungendo poi che il giornalista lo avrebbe contattato telefonicamente nella notte. “Mi chiama alle 3 e 30 del mattino e siamo stati al telefono circa due ore. Era notte e ha fatto giorno”, afferma il presunto mandante, precisando che la conversazione avrebbe riguardato “le varie possibili e fantasiose ipotesi” legate alla vicenda.
La Rai
Dopo la sospensione in via cautelativa delle repliche estive di Report, la Rai avvia verifiche interne sul caso Ranucci. “Un atto dovuto”, sottolinea Viale Mazzini, “a tutela dell’azienda, delle persone coinvolte e dei principi del servizio pubblico”.