Dieci medici della ASL Roma 1 sono indagati per omissione e rifiuto di atti d’ufficio nell’ambito della vicenda di Sibilla Barbieri, attrice e regista romana affetta da una patologia oncologica incurabile.
La donna, nel 2023, aveva chiesto alla Asl di verificare le proprie condizioni per poter accedere al suicidio medicalmente assistito in Italia. Nonostante il parere favorevole del Comitato Etico, la Commissione aziendale aveva escluso la presenza del requisito del trattamento di sostegno vitale, negando l’accesso alla procedura.
Secondo i familiari, la situazione di Sibilla era successivamente peggiorata in modo significativo, fino alla totale dipendenza dall’ossigenoterapia e all’utilizzo di farmaci antidolorifici ad alto dosaggio. La richiesta di una nuova valutazione delle sue condizioni, secondo l’accusa, non sarebbe stata presa in considerazione.
Sibilla Barbieri si era quindi recata in Svizzera, dove è morta il 31 ottobre 2023.
La Procura aveva chiesto l’archiviazione del procedimento a carico dei dieci medici, ma i familiari si sono opposti alla richiesta. Il GIP del Tribunale di Roma ha ora accolto l’opposizione e fissato l’udienza per il 16 dicembre.
In quella sede il giudice dovrà decidere se confermare l’archiviazione, disporre ulteriori indagini oppure procedere con il rinvio a giudizio degli indagati.
La famiglia è assistita dal collegio legale dell’Associazione Luca Coscioni. La vicenda riporta al centro del dibattito il tema dell’accesso al suicidio medicalmente assistito e dell’applicazione dei requisiti stabiliti dalla Corte costituzionale.