l'inchiesta

Caso della chat tra Delmastro e Caroccia, la Procura valuta il conflitto di attribuazione

La decisione dopo il voto alla Camera il 30 luglio: 'Impedite le indagini'

Caso della chat tra Delmastro e Caroccia, la Procura valuta il conflitto di attribuazione

Sull’accesso alle chat di Delmastro nell’inchiesta sulla ‘Bisteccheria d’Italia’, la Procura di Roma valuterà di sollevare un conflitto d’attribuzione contro la Camera davanti alla Consulta: tutto è legato all’esito del voto in Aula tra una settimana. All’indomani della decisione della Giunta delle autorizzazioni a procedere della Camera – che nelle ultime ore ha negato ai magistrati l’accesso alle chat tra l’ex sottosegretario e Mauro Caroccia – si intravede all’orizzonte un ennesimo confronto con nuove mosse tra i pm di Piazzale Clodio e la politica, sulla vicenda dei rapporti tra Delmastro (non indagato) e il ristoratore condannato in via definitiva per intestazione fittizia di beni con l’aggravante di aver agevolato il clan camorristico dei Senese.

Mentre in vista del voto del 30 luglio centrodestra e centrosinistra promettono scintille, il presidente della Giunta per le autorizzazioni della Camera, Devis Dori, ha annunciato che “ci sarà anche un relatore di minoranza in Aula”. È stato infatti chiesto dalle opposizioni di poter svolgere la propria relazione. Intanto, le scaramucce proseguono: “L’intera maggioranza di destra vota in Giunta per scudare Delmastro impedendo alla procura di acquisire le sue chat con un prestanome del clan Senese, ritenute essenziali ai fini dell’indagine. Come si può essere così spudorati nell’intestarsi battaglie per la legalità e la lotta alla mafia quando poi si ostacolano le indagini su un clan mafioso?”, chiede il presidente del M5s, Giuseppe Conte.

E il presidente del gruppo del Pd al Senato, Francesco Boccia, aggiunge: “Non vogliamo processi sommari, ma diciamo no a immunità politiche”. Ma per Alberto Balboni, attuale sottosegretario alla Giustizia, “Delmastro non è assolutamente indagato ed è estraneo all’indagine, per cui qualsiasi acquisizione sarebbe comunque inutilizzabile. Nessuno vuole proteggerlo” e ricorda che “nel 2024 il Pd votò per l’inutilizzabilità e negò l’autorizzazione per chat ed email relative a indagini su esponenti del proprio partito”.

Rischia anche di tornare ad acuirsi lo scontro tra Procura di Roma e governo. Dopo la lunga vicenda sul caso Almasri lo stesso procuratore, Francesco Lo Voi, diversi mesi fa era finito al centro delle polemiche dopo l’informazione di garanzia inviata ai vertici di governo per il rilascio del generale libico: dalla Camera arrivò poi il ‘no’ sull’autorizzazione a procedere nei confronti dei ministri di Giustizia e Interno, Carlo Nordio e Matteo Piantedosi e del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano.

L’ultimo capitolo su questa vicenda riguarda invece l’ex capo di gabinetto degli uffici di via Arenula: pochi giorni fa la Corte costituzionale ha dichiarato ammissibile il conflitto tra poteri dello Stato sollevato dalla Camera dei deputati contro il Tribunale dei ministri di Roma relativo “all’omessa richiesta di autorizzazione a procedere alla Camera dei deputati per il reato contestato a Giusi Bartolozzi”. La Consulta ha stabilito che il ricorso dovrà essere trattato “in rito e nel merito”, in un’udienza pubblica che verrà fissata dopo l’estate, forse non prima di ottobre o novembre. L’annuncio di un’altra indagine dei magistrati di piazzale Clodio coinvolge invece il Ponte sullo Stretto, l’opera più importante messa in piedi dall’esecutivo Meloni.