È attesa per oggi, la decisione del Tribunale del Riesame di Roma sulle misure restrittive a carico dei quattro irpini arrestati per l’attentato al giornalista Rai Sigfrido Ranucci. I quattro indagati – tre in carcere e uno ai domiciliari dallo scorso 30 giugno – sono considerati gli esecutori materiali dell’esplosione dell’ordigno piazzato davanti all’abitazione del conduttore a Pomezia.
Secondo la Procura di Roma, guidata dal pm Edoardo De Santis, l’azione criminosa sarebbe stata commissionata dall’imprenditore Valter Lavitola e pagata tra i 5mila e i 10mila euro. Tramite il suo cameriere, Gomes Clesio Tavares, Lavitola avrebbe assoldato il gruppo di irpini, tra cui figurano soggetti già noti alle forze dell’ordine per legami con la criminalità organizzata e il narcotraffico. Nei giorni scorsi i Carabinieri hanno analizzato i dispositivi elettronici sequestrati per blindare il movente, mentre i difensori dei quattro arrestati chiedono ora la revoca o l’attenuazione delle misure cautelari.