IL LUTTO

Addio a Tinto Brass, maestro del cinema erotico

Brass è morto nella sua casa

Addio a Tinto Brass, maestro del cinema erotico

“C’è sempre stata una ricerca estetica, una sperimentazione, una scelta di libertà”: Tinto Brass sintetizzava così il senso del suo cinema nel messaggio inviato all’ultima Mostra di Venezia, letto dalla moglie Caterina Varzi, alla proiezione in prima mondiale della versione restaurata in 4K del suo film Col cuore in gola (1967). Assente per motivi di salute, in sedia a rotelle dopo l’ictus che lo aveva colpito nel 2010, rivendicava in quelle note la cifra “grottesca e paradossale, hard, iperbolica e surreale”, contaminata da “rabbia beffarda, sulfurea e anarchica” del suo lavoro, “sia che mi occupi di temi politici, storici e sociali, sia che mi dedichi all’erotismo”. Brass è morto a Roma hanno annunciato all’ANSA la moglie e i figli, Bonifacio e Beatrice, che prevedono per i funerali una cerimonia strettamente privata.

Considerato il maestro del cinema erotico italiano, anticonformista e controverso – “ho passato quasi più tempo nei tribunali che dietro la macchina da presa, 26 film su 27 censurati, tutti tranne La Vacanza del 1971, premio della giuria al Lido” – Tinto Brass, all’anagrafe Giovanni, nasce a Milano il 26 marzo 1933, anche se Venezia sarà la sua città di adozione. Dopo la laurea in giurisprudenza, negli anni ’50 va a Parigi dove lavora come archivista alla Cinematheque Française ed è aiuto regista di Alberto Cavalcanti e di Joris Ivens. Al ritorno in Italia la sua formazione si completa nel 1959 come aiuto di Roberto Rossellini sia per India che per Il generale Della Rovere.

Esordisce alla regia nel 1963 con Chi lavora è perduto, critica del lavoro alienato (subito nel mirino della censura per l’insofferenza verso il potere e le sue istituzioni) e, alla fine degli anni Sessanta, dopo alcuni film sempre dedicati ai temi del lavoro, inizia il periodo londinese, sempre perseguitato dalla censura. Gira Col cuore in gola, L’urlo, Nerosubianco e La vacanza, con Vanessa Redgrave e Franco Nero, con cui vince nel 1971 il Premio della Giuria alla Mostra di Venezia: è l’ultimo atto da regista ancora parzialmente ortodosso, prima di quegli anni Ottanta che vedranno la sua svolta erotica che gli permetterà di portare sullo schermo attrici sempre poco vestite, da Serena Grandi a Debora Caprioglio a Stefania Sandrelli con la quale realizzerà nel 1983 La chiave.

“Ho sempre fatto spogliare le attrici completamente nude facendo recitare loro qualche battuta inventata sul momento. Tutte accettavano e io ero capace di capire subito quello che avrebbero fatto sul set già da come si muovevano durante il provino. Una volta arrivò Aldo Busi vestito da donna, gli ho fatto il provino, perché non sospettavo nulla. Poi, quando me ne sono accorto, mi sono messo a ridere e l’ho mandato via”, uno dei suoi racconti. Dirige film come Salon Kitty, incentrato sul sesso e sul suo rapporto con il potere e con il denaro; Caligola, con Malcolm McDowell nei panni dell’imperatore, Teresa Ann Savoy (Drusilla) e Peter O’Toole (Tiberio), sequestrato per oscenità; Miranda, con Serena Grandi; Capriccio, con Francesca Dellera; Paprika, con Debora Caprioglio; Così fan tutte con Claudia Koll; L’uomo che guarda (tratto dall’omonimo romanzo di Alberto Moravia); l’autobiografico Fermo posta Tinto Brass; Monella, con Anna Ammirati; Senso ’45 con Anna Galiena; Fallo! e, nel 2005, Monamour, ultimo suo lavoro e il primo girato in digitale.

Brass appare anche come attore, in film come La donna è una cosa meravigliosa di Mauro Bolognini e Lucignolo di Massimo Ceccherini; collabora con la rivista Penthouse; firma il libro Elogio del culo. Capace di gestire la sua immagine, sigaro sempre in bocca e battuta pronta con la voce rauca, è stato molto amico di Federico Fellini, anche lui amante dell’erotismo, ma più popolare e mai portato oltre certi limiti. In occasione dei 90 anni il Centro Sperimentale di Cinematografia ha acquisito l’archivio personale del regista, schedato minuziosamente grazie al lavoro di raccolta, riordino e classificazione da parte di Caterina Varzi, avvocata ed ex attrice salernitana, che il regista ha sposato in seconde nozze a 84 anni, nel 2017 (dopo il matrimonio durato cinquant’anni con Carla Cipriani, morta nel 2006).