NUOVA ORDINANZA CAUTELARE

Resti archeologici nel cantiere, il Tar conferma la sospensione dei lavori

L'area venduta in asta giudiziaria nella quale una società milanese vorrebbe edificare un palazzo residenziale di 5 piani esterni e altri 2 interrati

Resti archeologici nel cantiere, il Tar conferma la sospensione dei lavori

Con una nuova ordinanza cautelare il Tar del Lazio ha confermato la sospensione del cantiere di via Cardinal de Luca, ovvero nell’area venduta in asta giudiziaria nella quale una società milanese vorrebbe edificare un palazzo residenziale di 5 piani esterni e altri 2 interrati, e nella quale sarebbero stati rinvenuti reperti archeologici.

La decisione è contenuta in un provvedimento cautelare con il quale è stato deciso un secondo ricorso proposto dal Comitato belle Arti – Marina. Una vicenda tortuosa quella che ha riguardato l’area del centro capitolino, a due passi da Piazza del Popolo. Ad oggi, il cantiere è sospeso dopo un provvedimento emesso dal Tar nel dicembre scorso in risposta a un ricorso del Comitato che sollecitava la declaratoria dell’illegittimità del silenzio serbato da Roma Capitale sulla richiesta di esercitare i poteri di verifica e vigilanza sull’attività urbanistico-edilizia della società costruttrice della nuova struttura residenziale.

Adesso il nuovo ricorso per chiedere tra l’altro l’annullamento della determinazione dirigenziale capitolina di conclusione della Conferenza di servizi preliminare per il progetto operativo di bonifica, nonché del decreto con cui la Commissione regionale per il patrimonio culturale del Lazio ha autorizzato la delocalizzazione temporanea dei resti di un tracciato viario e murature di età romana.

Il Tar, considerato che il ricorso “stante la complessità delle questioni a esso sottese, richiede il necessario approfondimento proprio della fase di merito” e che a questo fine è stata già fissata l’udienza pubblica del prossimo 28 aprile, ha ritenuto “che nelle more del giudizio emerge la sussistenza di un pregiudizio grave ed irreparabile, derivante dell’imminente rimozione dei reperti archeologici rinvenuti in loco, circostanza confermata in sede di discussione dai difensori della Società controinteressata” e “che tale rimozione determinerebbe l’irreversibile alterazione dello stato dei luoghi oggetto di controversia”.

Da ciò la necessità di “assicurare il mantenimento della situazione, re adhuc integra, sino alla definizione del giudizio di merito, fissato per il 28 aprile 2026”.