La narrazione della violenza contro le donne sta cambiando: cala l’uso “raptus”, cresce l’attenzione alle asimmetrie di potere, alla prevaricazione, alla gelosia come meccanismo di possesso, non come sentimento legittimo. E nel 82% degli articoli del 2025 (71% nel 2024), l’offender è una persona conosciuta: partner, ex partner, marito o ex mariti, evidenziando che nella maggior parte dei casi la violenza avviene dentro le relazioni. È la fotografia netta del nuovo Osservatorio Step Roma-le parole giuste, realizzato con la Sapienza Università di Roma, presentato oggi in Campidoglio e basato sull’analisi di 1.609 articoli della stampa romana tra il 2024 e il primo semestre 2025.
La giornata, che ha visto protagonisti le studentesse e gli studenti del progetto ‘a scuola di parità’, è stata dedicata al ruolo del linguaggio come responsabilità collettiva, promossa dall’assessora alle pari Opportunità e Monica Lucarelli, alla presenza del sindaco Roberto Gualtieri. L’Osservatorio si colloca dentro questa visione: osservare come la stampa racconta la violenza significa comprendere la cultura che la precede.
E i numeri mostrano uno spostamento culturale: solo il 3,2% dei pezzi parla di “raptus”, mentre il movente più citato è la prevaricazione/dominio (51,2%), segnale di una comprensione più precisa della violenza come esercizio di potere e non come gesto improvviso. Il dato più forte riguarda però il luogo della violenza: nel 2025 l’82% degli offender è una persona conosciuta e nel 69% dei casi l’uomo ha le chiavi di casa o vive con la vittima. Gli articoli delle aggressioni da sconosciuti scendono al 10%, ribaltando l’immagine tradizionale del “pericolo fuori casa” e riportando l’attenzione sulle dinamiche intime e quotidiane. Sul fronte delle voci, la cornice resta ancora squilibrata: l’offender compare nel 50% degli articoli, la vittima nel 47%, e nel 28% parla solo l’uomo violento. Persistono inoltre forme sottili di normalizzazione: gelosia come movente (31% nel 2024, 46% nel 2025), “lite domestica” usata al posto di violenza, attenuando la responsabilità dell’autore. (ANSA).