Contestato il metodo mafioso

Sventata una faida tra clan, blitz dei Carabinieri. I vertici del gruppo criminale vicini ai Senese. IL VIDEO

L'inchiesta dei militari coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia Capitolina hanno eseguito 18 misure cautelari. Tra i reati contestati: traffico di droga, estorsione, sequestro di persona, porto abusivo di armi, riciclaggio, tentato omicidio e lesioni personali gravi.

Sventata una faida tra clan, blitz dei Carabinieri. I vertici del gruppo criminale vicini ai Senese. IL VIDEO

Un’associazione criminale ritenuta tra le più pericolose della capitale, con i vertici vicini ai referenti del clan Senese è stata smantellata dai Carabinieri del Comando Provinciale di Roma coordinati dalla DDA Capitolina. Tra i reati contestati il traffico e lo spaccio di droga, porto e detenzione di armi, sequestro di persona, riciclaggio, estorsione e tentato omicidio, per alcuni dei quali è stata contestata anche l’aggravante del metodo mafioso. Gli arrestati in carcere: Giuliano Cappoli, Manuel Grillà Andrea Contu, Alessandro Damiani, Valerio Troscia detto Bombolone, Daniele Marascio detto Chapino, Sacha Fonzo, Massimiliano Rasori, Davide Magozzi, Lorenzo Tallone, Gabriele Galoni, Andrea e Gabriele Carpisassi, Mario Silenti, Niccolò Lucino e Massimiliano Del Vecchio di Fondi. Ai domiciliari invece Samiro Jebari e Alessio Immordino.

Tra gli episodi contestati, il sequestro di persona dell’anziano padre i un intermediario, costretto con una pistola puntata alla testa a inviare messaggi al figlio per la restituzione di 200 mila euro trafugati all’organizzazione. E ancora, le minacce di morte a un intermediario marocchino e il pestaggio brutale a un pusher insolvente in una chiesa con calci, pugni e il calcio di una pistola. Le indagini hanno documentato una faida tra clan per la spartizione delle piazze di spaccio culminata con due tentati omicidi al Tuscolano il 23 novembre e l’11 dicembre 2025. Nel corso degli agguati sono rimasti feriti due appartenenti alle cosche rivali e sono stati esplosi colpi di arma da fuoco in strada. Una faida che è proseguita con almeno 5 attentati sventati dai Carabinieri tra il 14 e 19 aprile 2026, per i quali i capi dell’organizzazione avevano assoldato un killer cileno.

L’inchiesta ha evidenziato la permeabilità del sistema carcerario, con l’organizzazione in costante contatto con diverse figure di altissimo spessore criminale detenute a Rebibbia, e dalle intercettazioni è emersa anche la facilità del gruppo nel condizionare le assegnazioni dei detenuti nel penitenziario romano e nel commissionare spedizioni punitive dei detenuti.