“Non posso dire di stare bene. È stato uno choc fortissimo: ho visto quella pistola puntata contro di me. Ho quell’immagine, ho emicranie. È stato orribile. Ho pensato di morire”. Così, all’ANSA, Rossana Gabrieli, una dei due attivisti dell’Anpi feriti il 25 aprile a margine della manifestazione per la Liberazione a Roma.
“Eravamo fermi, stavamo guardando il telefonino per cercare una gelateria, all’inizio di via delle Sette Chiese, verso viale Ostiense, sul lato alberato dove si cerca un po’ d’ombra. Mi sono accorta” di quel che stava accadendo “perché il compagno che era con me ha gridato: è stato attinto dai colpi per primo. È stato un tutt’uno, mentre guardavo lui ferito al viso e alla mano ho girato la testa e ho visto questo soggetto che mi puntava la pistola”, il racconto di quel momento. “Non sapevo cosa fosse, che fosse un’arma ad aria compressa. Ho pensato di morire”, ha ripetuto Gabrieli che in mente ha quell’immagine. “Non è sceso dalla moto: si è fermato, ha puntato con il braccio teso e ha esploso almeno quattro colpi, con un suono sordo – il ricordo – . Poi ha fatto uno scatto veloce, ha accelerato ed è sparito andando verso viale Ostiense. Per questo gesto e questa prontezza, per questo scatto, ho avuto la sensazione che fosse giovane”.
“Aveva un casco integrale scuro, o comunque ricordo il volto completamente coperto” ribadisce. Come già detto in precedenza, Gabrieli, attivista Anpi ed esponente di Sinistra italiana ad Aprilia, non ha dubbi: “Ho una sola certezza: siamo stati presi come bersaglio perché dell’Anpi. Questo soggetto non conosceva me, ero una donna qualunque, ma ero il suo bersaglio perché avevo al collo il fazzoletto dell’Anpi. Sono stata colpita perché antifascista”, sottolinea.
Poco dopo l’agguato i due sono andati verso la manifestazione, per farsi medicare ma anche per avvertire chi era lì. Infatti il parco era pieno di famiglie, bambini e manifestanti. In quel momento “noi eravamo davvero soli, la maggior parte delle persone era al Parco Schuster. Mi sono ripresa e ho avuto l’istinto di dire: andiamo all’interno. Avevo paura che andasse a fare male ad altri”.
“Abbiamo cercato aiuto e avvertito i compagni dell’Anpi – spiega Gabrieli – Io vorrei esprimere in maniera chiara la mia gratitudine agli uomini della Polizia di Stato e al commissariato: hanno avuto un profilo professionale, ma anche umano incredibile, ci hanno protetti, sono stati meravigliosi.” “Non è vero che ci sia contrapposizione tra sinistra e forze dell’ordine: può esserci solo con i facinorosi – ci tiene a precisare – Nella polizia ho trovato un confronto meraviglioso.” Poi la richiesta: “Auspico che venga fatta giustizia, spero che sia trovato il colpevole. Ma la violenza o la vendetta non mi appartengono. Mi appartengono valori come la pace e la cultura.” “Cosa mi rimane dentro? La bellezza del supporto delle persone. Spero di continuare la mia vita mettendomi a servizio degli altri, aiutando le persone e la mia città”, prosegue Rossana.