Sabato il corteo contro la guerra, gli organizzatori: “Bloccheremo tutto”

Il Ministro Piantedosi: "I partiti prendano distanze da violenti. Avs: "Irresponsabile alimentare allarme". Venerdi' riunione in Questura

Sabato il corteo contro la guerra, gli organizzatori: “Bloccheremo tutto”

Promettono una “grande marcia popolare” per “invadere Roma e bloccarla” con i loro “corpi”. Una “mobilitazione globale”, che si svolgerà in contemporanea in altri Paesi, “contro i re e le loro guerre”. No Kings Italia è pronto per il corteo che sabato sfilerà al centro della Capitale per dire “no all’autoritarismo, no alla guerra, no al riarmo, no al genocidio e no alla repressione”, ma anche no al governo, di cui il movimento chiede le dimissioni in blocco. Una manifestazione per cui si attendono, da preavviso, 15mila partecipanti ma non si esclude che possano essere di più. Sono stati già organizzati centinaia di pullman da tutta Italia. “Saremo centinaia di migliaia – assicura il portavoce di No Kings Italia Luca Blasi (Avs) – Non riusciamo nemmeno a contare i treni e i pullman che sono pronti a raggiungere Roma”.

L’attenzione è massima: sotto la lente caselli autostradali e scali ferroviari per monitorare gli arrivi, ma anche fermate metro con l’obiettivo di evitare che eventuali frange violente possano mescolarsi tra i manifestanti. Nei prossimi giorni verrà definito nel dettaglio il dispositivo di sicurezza. Intanto, al question time alla Camera, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha lanciato un appello ai partiti: “Confido che tutte le forze politiche si compattino in difesa delle istituzioni democratiche e nel prendere nettamente le distanze da chi volesse porre in essere comportamenti e azioni violente”. “Già lo scorso febbraio, in quest’Aula – è stata la premessa – in occasione dell’informativa sugli scontri seguiti allo sgombero di Askatasuna a Torino, avevo lanciato un avvertimento preciso: l’anarco-antagonismo violento non è folklore politico, è una minaccia concreta e strutturata. Oggi quell’avvertimento si è trasformato in realtà”.

Per il titolare del Viminale la morte dei due anarchici nel crollo del casale al parco degli Acquedotti a Roma “potrebbe essere il segnale di un’escalation programmata, di una strategia che mira a colpire le istituzioni, a destabilizzare il tessuto civile, a reclutare nuovi adepti nell’odio anti-sistema, anti-atlantico, anti-sionista”. Parla di “un’ostilità trasversale che unisce mondi diversi dei professionisti della protesta in un’unica, pericolosa convergenza eversiva” e assicura che “il livello di attenzione è e rimarrà massimo per la tutela delle infrastrutture critiche del Paese, per la prevenzione di ogni degenerazione violenta nelle piazze e la sicurezza dei cittadini. Non deve esserci spazio – dice – per chi con la violenza intende sovvertire la democrazia e sostituirla con il caos”.

Parole definite “gravi e preoccupanti” da Nicola Fratoianni di Avs che attacca: “Se il ministro, da cui dipende la tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza anche di chi si prepara a scendere in piazza, ha qualche informazione su possibili violenze, ha il dovere di dirlo chiaramente e senza alcun giro di parole. In caso contrario – sostiene il leader rossoverde – quelle parole non hanno alcun senso se non quello, del tutto irresponsabile, di alimentare allarmi e preoccupazioni in vista di questo importante appuntamento”.
E anche gli organizzatori della manifestazione, a cui hanno aderito più di 700 sigle, presentando la mobilitazione hanno precisato: “Chi verrà in piazza a portare pratiche non condivise con il movimento, allora non ne fa parte”. Intanto gli anarchici si sono dati appuntamento domenica mattina “per portare dei fiori sul luogo in cui hanno perso la vita i compagni” Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, morti venerdì scorso nell’esplosione del casale al Parco degli Acquedotti mentre assemblavano un ordigno. Successivamente, alle 12, raggiungeranno il Parco Modesto di Veglia, al Quarticciolo.