Si e’ concluso il Giubileo della Chiesa cattolica, dedicato alla speranza, che ha portato a Roma, nell’ultimo anno, oltre 33 milioni di pellegrini e turisti. Papa Leone XIV ha chiuso la Porta Santa di San Pietro, ultima tra le Basiliche papali della Capitale, aperta da Papa Francesco la vigilia di Natale del 2024. Nonostante la pioggia e il maltempo sono stati migliaia i fedeli che si sono radunati in piazza San Pietro per assistere a quest’ultimo atto dell’anno giubilare. “Si chiude questa Porta Santa, ma non si chiude la porta della tua clemenza”, recita la preghiera di ringraziamento di Papa Leone che conclude ufficialmente l’Anno Santo. “Come pellegrini di speranza abbiano ricercato la via della vita alla luce della Parola di Dio e della sua misericordia senza limiti”, ha aggiunto il Pontefice.
Alla cerimonia di chiusura della Porta Santa ha partecipato anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, arrivato in Vaticano accompagnato dalla figlia Laura. Tra le numerose autorità istituzionali presenti il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il presidente della Corte Costituzionale Giovanni Amoroso, il sindaco e commissario straordinario di governo per il Giubileo, Roberto Gualtieri e il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca.
La muratura vera e propria della Porta avverrà nei giorni successivi, in forma privata, con un rito diretto dall’Ufficio delle Celebrazioni liturgiche. All’interno del muro verrà inserita la tradizionale capsula metallica (capsis), contenente il verbale di chiusura, le monete coniate durante l’anno giubilare e le chiavi della porta. La chiusura del Giubileo, come ha ricordato il Pontefice, non rappresenta una conclusione definitiva, ma piuttosto un nuovo inizio per la Chiesa e per i fedeli. La Porta Santa “ha conosciuto il flusso di innumerevoli uomini e donne, pellegrini di speranza, in cammino verso la città dalle porte sempre aperte, la Gerusalemme nuova”, ha detto Papa Leone XIV durante l’omelia della messa celebrata a conclusione del Giubileo, per la solennità dell’Epifania.
Il Giubileo “è venuto a ricordarci che si può ricominciare, anzi che siamo ancora agli inizi, che il Signore vuole crescere fra di noi, vuole essere il Dio-con-noi – ha aggiunto il Papa -. Se non ridurremo a monumenti le nostre chiese, se saranno case le nostre comunità, se resisteremo uniti alle lusinghe dei potenti, allora saremo la generazione dell’aurora”. Poi l’appello a cercare la pace, che “significa proteggere ciò che è santo e proprio per questo è nascente: piccolo, delicato, fragile come un bambino. Il Dio che tiene in mano le sorti dei popoli ispiri progetti di pace ai governanti, affinché collaborino a far crescere il bene comune e la fraternità fra le nazioni”, ha auspicato il Pontefice.
A seguire, durante l’Angelus, dalla Loggia centrale della Basilica di San Pietro, con la benedizione dei fedeli, il Papa ha richiamato l’appello, insito nel Giubileo, “a riorganizzare la convivenza, a ridistribuire la terra e le risorse” e a condividere ciò che si ha, come hanno fatto i Magi. “Il loro partire, il loro rischiare, i loro doni, suggeriscono che tutto che siamo e possediamo, chiede di essere offerto a Gesù”, ha spiegato. Gli estranei e gli avversari “diventino fratelli e sorelle, al posto delle diseguaglianze ci sia equità, invece dell’industria della guerra si affermi l’artigianato della pace”. Bisogna essere “tessitori di speranza e fare spazio al Regno di Dio”, ha concluso il Pontefice, esortando ad impegnarsi per la fratellanza e l’armonia tra i popoli.