Nuova aggressione ai danni del personale sanitario nella Capitale. Questa volta la vittima è un medico in servizio presso l’Ospedale Vannini, struttura sanitaria accreditata che serve il quadrante est di Roma. A denunciarlo è la FP CGIL Rieti, Roma Est e Valle dell’Aniene, che parla di un episodio tutt’altro che isolato.
Gli episodi
Secondo il sindacato, solo nel 2025 si contano oltre ventimila casi di violenza contro operatori sanitari su tutto il territorio nazionale, a conferma di un problema definito “cronico e sistemico”. Medici, infermieri e operatori socio-sanitari continuano a lavorare in condizioni di forte insicurezza, spesso aggravate da carenze di organico e dal sovraffollamento dei servizi di emergenza, esposti quotidianamente a violenze fisiche e verbali.
La FP CGIL esprime “piena vicinanza e solidarietà” al medico aggredito e a tutto il personale dell’ospedale, denunciando con forza quello che viene definito il fallimento di un sistema incapace di garantire adeguate misure di prevenzione e sicurezza nei luoghi di cura. “Gli slogan e le promesse non bastano – sottolinea il sindacato – se migliaia di lavoratrici e lavoratori vivono ogni giorno con l’angoscia di poter subire un’aggressione”.
Le richieste
Tra le richieste avanzate figurano l’attivazione immediata di tutte le tutele previste per il medico coinvolto, l’istituzione di un presidio fisso della Polizia all’interno dell’Ospedale Vannini e l’avvio di un confronto strutturato tra istituzioni e parti sociali con l’obiettivo di azzerare il rischio di aggressioni al personale sanitario.
“La sicurezza – ribadisce la FP CGIL – non si costruisce per decreto né solo aumentando le pene, ma investendo risorse in modo mirato e intelligente, ascoltando chi lavora e i loro rappresentanti”. Il sindacato conclude assicurando che continuerà a battersi “in ogni sede e con ogni mezzo” affinché il diritto alla salute dei cittadini e il diritto alla sicurezza di chi cura procedano insieme.