Prima di accoltellare a morte Ilaria Sula, Mark Samson l’ha colpita più volte con dei pugni. Lo ha raccontato lo stesso 24enne nel corso dell’udienza del processo nei suoi confronti, per l’omicidio della studentessa scomparsa il 25 marzo dello scorso anno a Roma e ritrovata senza vita il 2 aprile successivo all’interno di una valigia gettata in un dirupo di Capranica Prenestina. A Samson, reo confesso del delitto, la Procura capitolina contesta i reati di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, dai futili motivi e dalla relazione affettiva con la vittima, nonché di occultamento di cadavere. In aula bunker sono presenti i familiari e gli amici di Sula, che indossano una maglia bianca che raffigurava l’immagine della ragazza, con sotto la scritta “Giustizia per Ilaria”. Nel corso della sua deposizione, su quanto accaduto la mattina del 26 marzo, nell’appartamento di via Homs, Samson ha spiegato, che poco prima di accoltellare la ragazza, ha “avuto una colluttazione” con lei, “non ricordo quante volte l’ho colpita sul volto, sicuramente più di due. L’ho colpita con dei pugni, e Ilaria era in piedi. Poi Ilaria è caduta. Ricordo che a quel punto la pugnalai con la mano sinistra nella zona sinistra del suo collo”, ha raccontato l’imputato, interrogato dalla Pm.
Lo scioccante racconto di Samson prosegue nei dettagli e sulle fasi successive all’omicidio. I medici “hanno detto che i segni erano tre, ma ne ricordo due. Col coltello l’ho colpita subito dopo che era caduta per terra con una sequenza di colpi molto rapida”, ha detto. In quei momenti Ilaria “non ha urlato. In sede di interrogatorio non sapevo come descrivere il suono che ha emesso, ma non era un urlo. Quando è caduta a terra dopo i pugni è stata una cosa rapidissima, da quando è caduta alle pugnalate, non so se fosse cosciente o meno. C’è stato un movimento del corpo, ma non so se fosse volontario o meno. Non so se quando ho dato le coltellate si è mossa per il mio gesto o perché si è mossa lei”. Per quanto riguarda i momenti dopo il delitto: “Sono uscito dalla stanza per andare da mia madre e le dissi. ‘Ma’, ho fatto una cosa brutta’. Lei voleva vedere che cosa fosse successo, e allora mentre stavamo in corridoio uno dei due ha aperto la porta molto lentamente, e mia madre ha visto il corpo di Ilaria che stava per terra e ha avuto un mancamento”. Quando la donna si era ripresa, “la porto in camera sua perché vedevo che non era in grado di reggersi in piedi”, ha spiegato ancora Samson.
Subito dopo i fatti “mia madre mi ha proposto di chiamare qualcuno come soccorso, mi ha proposto anche di chiamare papà, io le dissi di non farlo. Avevo paura di come avrebbe reagito, data la sua età”. Successivamente “a mia madre ho chiesto se avevamo una valigia grande. Lei non aveva risposto ma ha alzato lo sguardo verso dove tenevamo le valigie. Decido quindi di prenderne una. Le ho poi chiesto se poteva andare a comprare dei sacchi neri grandi per la spazzatura, qualcosa per pulire a terra. Lei è uscita, dopo ho scoperto che era andata in chiesa”. Dopo aver chiuso il corpo di Sula all’interno dei sacchi e del trolley “erano circa le 13:30, ho messo la valigia fuori dalla stanza. L’ho portato via da solo. Quando ero ancora a casa, ho iniziato a spingerlo per terra, perché il corridoio era stretto. Poi sono andato a prendere la macchina, che si trovava a circa un minuto a piedi. Dovevo levare delle cose dal porta bagagli, ho fatto due viaggi per togliere tutto. La macchina l’ho poi posizionata da una proprietà privata vicino casa”.
A questo punto Samson è rientrato in casa, prendendo come “prima cosa il sacco con le cose che avevo usato per pulire, incluso vassoio, coltello, e altre cose che avevamo usato, e le ho posizionate nel portabagagli. Dopodiché sono tornato in casa e ho portato la valigia fuori dalla porta, sul pianerottolo – ha proseguito l’imputato -. Ho quindi aperto la porta del palazzo e ho tenuto la porta aperta con un piede e con due mani ho tirato su la valigia per fare gli scalini per andare in strada, fermandomi ogni due. Ho visto che c’erano due ragazzi che stavano passando andando verso la macchina. Ho aspettato che passassero e, una volta superata la mia macchina, ho iniziato a trasportare la valigia di peso. Quando avevo chiuso ci stava solo un pezzo di ginocchio che usciva, il resto era dentro la valigia”, ha concluso.