Un agente della polizia penitenziaria è stato arrestato dai suoi stessi colleghi all’interno di un carcere romano, in quello che il sindacato definisce un episodio “gravissimo” e “che getta discredito sull’intero Corpo”. L’uomo, assistente capo, è stato trovato con quasi mezzo chilo di droga, più di dieci telefoni cellulari e una ventina di schede sim.
Secondo le prime ricostruzioni, il poliziotto, accorgendosi dell’arrivo dei cani del reparto cinofili, ha tentato di nascondersi nel bagno degli agenti, probabilmente per liberarsi della droga. Un ispettore lo ha bloccato prima che riuscisse a disfarsene. Arrestato, è stato trasferito nel vicino Nuovo Complesso di Rebibbia.
La denuncia del sindacato
Il sindacato Cnpp-Spp denuncia la gravità del gesto: “Non possiamo permettere che l’azione di un singolo infanghi l’impegno quotidiano di migliaia di donne e uomini che ogni giorno lavorano con onestà e dedizione”, ha dichiarato Gianluca Garau, componente della segreteria nazionale.
Garau ha inoltre chiesto accertamenti immediati e misure severe, sottolineando come la stragrande maggioranza degli agenti operi in condizioni spesso al limite dell’umano, tra controlli incessanti e contesti di forte tensione.
Un episodio che scuote il sistema penitenziario, e che riapre il dibattito sulla sicurezza interna alle carceri e sul rischio che la criminalità possa infiltrarsi anche tra chi è deputato a contrastarla.