‘Disarmiamo guerra e patriarcato’: un grido che ha unito sessanta piazze italiane nel giorno della Festa delle donne. Una giornata di mobilitazione lanciata dal movimento femminista e transfemminista ‘Non una di meno’ contro le politiche del Governo sul contrasto alla violenza di genere, contro la guerra all’Iran e per bloccare “con ogni mezzo” il ddl Bongiorno. A Roma la ‘marea fucsia’ ha sfilato per le vie del centro, passando davanti al Colosseo. “Consenso sì, Bongiorno no” e “Abbiamo il governo più antifemminista degli ultimi 80 anni” alcuni degli slogan in piazza dove hanno sventolato bandiere della Palestina ed erano presenti tante famiglie con bambini. Poi le femministe si sono rivolte direttamente alla premier: “Meloni, ci senti? Siamo noi l’opposizione a un governo misogino, razzista e guerrafondaio”.
Non è mancato qualche attimo di tensione quando, poco prima della partenza, un gruppo di iraniani ha mostrato un cartello con su scritto: “Sì alla guerra per il salvataggio del popolo iraniano”. Mentre alcuni di loro spiegavano le ragioni di quella frase, sono stati interrotti dalle attiviste: “Avete sbagliato manifestazione – hanno detto -. Noi siamo per la pace” . Sono seguiti alcuni minuti di accesa discussione, in cui le cittadine iraniane hanno insistito: “Non potete decidere voi cosa è meglio per il nostro Paese”. Poi la situazione è tornata alla normalità. Nel mirino del movimento “il ddl Bongiorno di modifica della attuale legge sulla violenza sessuale” le cui conseguenze sarebbero “molto gravi”. “Il governo Meloni sta distruggendo dall’interno tutte le politiche dell’antiviolenza conquistate in anni di lotte” sostengono da ‘Non una di meno’ aggiungendo che il disegno di legge è “l’ultimo atto di una serie di politiche atte a collocare le donne in uno stato di subalternità, segregazione e di ancelle della società”. A unirsi al corteo nella Capitale anche la deputata dem Laura Boldrini: “È un 8 marzo di lotta, perché abbiamo un esecutivo guidato da una donna che non si preoccupa minimamente di portare avanti i diritti delle donne”.