Biodiversità

Prosegue il monitoraggio WWF sulle aree umide

Volontari impegnati nel censimento degli ecosistemi fluviali e lacustri: tra avvistamenti faunistici e criticità ambientali emergono segnali da non ignorare

Prosegue il monitoraggio WWF sulle aree umide

Prosegue il censimento delle zone umide avviato lo scorso anno dal WWF Roma e Area Metropolitana. In occasione della Giornata Mondiale delle Zone Umide, nella mattinata di domenica 1° febbraio, i volontari dell’associazione hanno effettuato due sopralluoghi con l’obiettivo di analizzare le caratteristiche ambientali e lo stato di salute di questi ecosistemi, con particolare attenzione alla fauna selvatica minore.

L’ansa del fiume e la memoria del territorio

La prima tappa ha riguardato l’ansa morta del Tevere, nei pressi del drizzagno di Spinaceto, opera idraulica realizzata tra il 1938 e il 1940 che modificò profondamente il corso del fiume. L’intervento, nato per ridurre il rischio di piene e per consentire la costruzione di un idroscalo mai realizzato, accorciò il tracciato del Tevere di circa tre chilometri. Oggi, a testimoniare l’antico meandro, restano piccoli specchi d’acqua isolati, circondati da campi da golf e coltivazioni e tagliati in due dalle corsie del grande raccordo anulare. Ambienti residuali e di dimensioni ridotte, ma di grande interesse naturalistico.

Fauna osservata tra acqua e prati

Durante il sopralluogo, i volontari hanno registrato una significativa presenza di avifauna legata sia alle zone umide sia alle aree prative. Tra le specie avvistate figurano alzavola, cormorano, codirosso spazzacamino, cinciallegra, codibugnolo, usignolo di fiume e diversi passeriformi. Segnalata anche la presenza del picchio rosso maggiore – con possibile presenza del picchio rosso minore – e del gheppio. Nelle piccole aree umide è stata inoltre vista e ascoltata la rana verde in attività di canto, mentre sul terreno sono state rinvenute tracce riconducibili all’istrice.

Il laghetto artificiale e le assenze che preoccupano

La seconda tappa del censimento ha interessato il laghetto dell’EUR. Qui sono stati osservati numerosi anatidi, in prevalenza germani reali, inclusi esemplari ibridi e altre specie alloctone, oltre a cormorani e gabbiani. A destare sorpresa è stata però la totale assenza di specie che dovrebbero essere comuni in questo tipo di ambiente, come rane verdi e rospi. L’unico rettile avvistato è risultato essere una tartaruga dalle orecchie gialle, specie di origine nordamericana.

Specie aliene e responsabilità umane

Il monitoraggio condotto dal WWF non si limita alla raccolta di dati faunistici, ma consente anche di individuare i principali fattori di minaccia per la biodiversità. Tra questi, la diffusione di specie alloctone introdotte dall’uomo, che spesso entrano in competizione con la fauna autoctona. Il censimento diventa così uno strumento di riflessione più ampia: la tutela delle zone umide passa anche dalle scelte individuali, dalla gestione responsabile degli animali da compagnia e dal rispetto verso ecosistemi piccoli, ma fondamentali per l’equilibrio naturale.