la visita

Il Presidente Mattarella ad Amatrice per l’inaugurazione dell’anno scolastico

"Ricominciare da questa bella scuola ricostruita, da Amatrice, da Arquata del Tronto, da Norcia, da tutti i luoghi colpiti dal terremoto di dieci anni fa, dalle ferite profonde sofferte da queste comunità esprime il senso di quanto sia importante questo nostro ripartire"

Il Presidente Mattarella ad Amatrice per l’inaugurazione dell’anno scolastico

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inaugurato l’anno scolastico nel decimo anniversario del terremoto di Amatrice. Il capo dello Stato ha reso omaggio alle vittime del sisma, deponendo una corona d’alloro di fronte alla stele che le ricorda. Il presidente ha quindi salutato una delegazione dei soccorritori che aiutarono dopo il sisma e poi si e’ recato all’Istituto Omnicomprensivo “Sergio Marchionne”.

“Ricominciare da questa bella scuola ricostruita, da Amatrice, da Arquata del Tronto, da Norcia, da tutti i luoghi colpiti dal terremoto di dieci anni fa, dalle ferite profonde sofferte da queste comunità esprime il senso di quanto sia importante questo nostro ripartire. Amatrice, Arquata del Tronto, Norcia, nella giornata della scuola, sono capitali d’Italia per sottolineare la centralità del percorso di ricostruzione e il dovere e la volontà di condividerne attese e prospettive” ha detto. “La scuola è la più efficace leva di integrazione per chi viene da altri Paesi e per i giovani nati in Italia che sono figli di emigrati”.

Il presidente parla davanti al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara – silente sul provvedimento – e chiama in causa chi ha il potere e il dovere di intervenire: “gli insegnanti non devono essere lasciati soli dalla società e le istituzioni non devono recedere dalla loro responsabilità in contesti difficili”. Contesti difficili, quindi, che certamente stanno preoccupando l’opinione pubblica. Bullismo, bande giovanili ed anche aggressioni agli insegnanti: Tutti problemi che Mattarella elenca anche allargando parte delle responsabilità alle famiglie. “La violenza si manifesta in molte forme. Prepotenze esplicite, gruppi e bande che si consolidano fuori dalle aule. Le violenze contro gli insegnanti:

L’ultimo grave episodio di pochi giorni addietro si aggiunge a quelli già avvenuti, non dimenticati. Talvolta da parte di ragazzi, più di frequente di genitori, ben più colpevoli – sottolinea – in questo tradimento del loro compito educativo; sottraendosi alla fondamentale alleanza con gli insegnanti”.
Il palcoscenico di questo j’accuse del presidente è la scuola dedicata a Sergio Marchionne che la Ferrari – oggi era presente ad Amatrice John Elkann – ha aiutato con un contributo di quasi sette milioni di euro.

Il discorso di Mattarella chiude una lunga giornata di festa e di riflessioni in un Paese ancora alle prese con una lenta ricostruzione: “guardare al futuro, sempre”, esorta il Capo dello Stato. Ma intanto c’è il presente e non tutto piace al Quirinale. Per questo Mattarella riserva alla fine le parole più dure, quelle sottolineata dal più forte applauso di una platea in gran parte composta da insegnanti: “la scuola deve stabilire legami, conquistare la fiducia delle famiglie, aiutare a non formare ghetti, a non alzare barriere, a rendere più sicure le nostre comunità, a unire e a non lacerare, superando i muri della diffidenza e dell’incomunicabilità. La scuola è chiamata a produrre coesione sociale”. Può bastare? No, non basta. E come spesso avviene Mattarella cita la Costituzione per ricordarla ai più: “la scuola è la più efficace leva di integrazione per chi viene da altri Paesi e per i giovani nati in Italia che sono figli di emigrati. La scuola prepara tutti – “E’ aperta a tutti”: così dispone l’articolo 34 della Costituzione”.

Il capo dello Stato riporta la querelle politica a livelli più alti, parla di etica e vicinanza, di forze nuove che servono alla società: “gli studenti non sono semplici utenti della scuola. La società ha bisogno della loro voce”, ha bisogno di “menti libere”, di quella cultura che porta alla libertà e non c’è libertà se non è per tutti. C’è spazio anche per una costante del pensiero presidenziale che da mesi segnala i rischi dell’intelligenza artificiale, dello strapotere delle big tech americane: “compito della scuola è formare ragazze e ragazzi che abbiano voglia di usare le potenzialità dei loro cellulari per pensare in proprio, liberamente, e non per consegnarsi a qualcuno che pensi al loro posto; per cercare spazi nuovi e non per rassegnarsi a ciò che l’algoritmo decide di proporci. Custodire e allenare la nostra umanità e le nostre menti, senza farle atrofizzare dallo strapotere computazionale: questa è missione della scuola”. Una scuola “aperta a tutti”, proiettata nel futuro, libera nel pensiero e facilitatrice di dubbi ha bisogno di risorse: “la società ha bisogno della scuola e di una scuola all’altezza dei tempi nuovi, per difendere la civiltà che è stata conquistata e per progredire ancora. Come sempre, anche nei nostri giorni si tende a concentrarsi sul presente. A consumare nell’oggi le risorse. E’ invece necessario investire sul futuro. Sarà più forte e resiliente un Paese che investe sulla scuola e sulla conoscenza”. Ancora applausi, tanti.