“In politica non mi candido perché do più fastidio come conduttore di Report”, spiega Sigfrido Ranucci rispondendo alle domande dei giornalisti alla festa di Avs, dove nel suo tour senza stop questa volta presenta il suo libro “Il ritorno della casta”. “Mi batterò fino all’ultimo”, aggiungo, assicurando che “ci sono possibilità di reintegro” nella trasmissione, riferendosi evidentemente al ricorso che il suo legale sta preparando. “Se non riesco a far questo, farò un’altra cosa da un’altra parte”, conclude.
Ma la bufera polemica intorno al giornalista non si è ancora placata e secondo la vicepresidente del gruppo di Fratelli d’Italia al Senato, Antonella Zedda, “per mesi abbiamo assistito a una incredibile campagna di vittimismo mediatico in cui Sigfrido Ranucci, con la sponda complice della sinistra, ha cavalcato l’attentato subìto per gettare discredito su Fratelli d’Italia, evocando inesistenti climi d’odio e matrici politiche”. Anche per il vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati, Stefano Maullu, “sull’inchiesta relativa all’attentato subito da Sigfrido Ranucci emergono nuovi dettagli che allungano ombre, delineando un quadro ancora più inquietante. Infatti, il conduttore di Report avrebbe utilizzato canali di comunicazione segreti, tramite le rispettive compagne, per scambiarsi documenti riservati dell’indagine con il faccendiere Valter Lavitola, concordando poi in una telefonata criptata di due ore su Signal una versione comune e dei possibili alibi. Ci troveremmo così di fronte a una condotta gravissima che rovescerebbe la tesi del giornalista vittima”.
“Non c’è nessuna chat, sono tutte cazzate”, commenta lapidario Ranucci in merito alle indiscrezioni sull’esistenza di una chat tra Laura Cianfoni, vicina al conduttore, e la compagna di Valter Lavitola, Natalia Potenza. E anche gli avvocati Sergio ed Arturo Cola, difensori di Lavitola accusato di essere il mandante dell’attentato a Ranucci, sostengono “l’assoluta falsità della circostanza avendo appreso del contenuto di detta ordinanza solamente con la discovery degli atti del relativo procedimento penale”.