VERSO IL RIESAME

Caso Ranucci-Lavitola: il nodo del movente e i “messaggi in codice”

La palla passa ora alle imminenti dichiarazioni spontanee che la difesa intende presentare al Tribunale del Riesame

Caso Ranucci-Lavitola: il nodo del movente e i “messaggi in codice”

Si gioca tutta sul terreno del movente la strategia difensiva di Valter Lavitola, arrestato per l’attentato dinamitardo del 16 ottobre sotto la villetta di Sigfrido Ranucci a Pomezia. Secondo quanto emerso, Lavitola sostiene di aver organizzato la bomba al solo scopo di far innalzare il livello di tutela del giornalista, paventando un fantomatico pericolo imminente legato a presunte minacce dei servizi segreti israeliani dopo un servizio di Report. La difesa, guidata dall’avvocato Arturo Cola, punta a dimostrare che l’indagato avrebbe avvertito Ranucci già in un incontro del 7 settembre, giustificando il precedente silenzio del conduttore con una presunta superficialità nella valutazione del rischio.

Per la Procura e per il GIP, tuttavia, si tratta di una ricostruzione del tutto “fumosa” e priva di riscontri concreti, mossa dall’intento di alleggerire la posizione di Lavitola rispetto alla tesi dell’accusa, che individua nel gesto un tentato rilancio di visibilità. Sebbene Ranucci abbia finora confermato la stima per l’ex amico, gli accertamenti sui tabulati e sugli incontri del 7 settembre e del sopralluogo del 15 settembre restano punti fermi per gli inquirenti. La palla passa ora alle imminenti dichiarazioni spontanee che la difesa intende presentare al Tribunale del Riesame.