Nessuna svolta, almeno per ora, nel delitto di Via Poma. Gli ultimi accertamenti scientifici disposti nell’ambito dell’indagine sulla morte di Simonetta Cesaroni, la ragazza di 21 anni uccisa con 29 coltellate il 7 agosto 1990 negli uffici del Comitato Regionale degli Ostelli della Gioventù, non hanno portato ai risultati sperati.
Nel mese di giugno, le analisi genetiche condotte su otto persone – cinque donne e tre uomini – hanno dato esito negativo. I profili presi in esame sono stati comparati con le tracce biologiche estratte dai reperti sequestrati all’epoca dell’omicidio, ma nessuno di essi ha trovato una corrispondenza.
Nonostante il trascorrere degli anni e i continui vicoli ciechi, la Procura di Roma non chiude il caso. L’inchiesta sulla morte di Simonetta resta aperta contro ignoti.
La decisione di effettuare questi nuovi esami genetici si inserisce nel solco tracciato dal Giudice per le Indagini Preliminari che, nel dicembre del 2024, aveva respinto la richiesta di archiviazione avanzata dai PM, disponendo un’ulteriore e approfondita serie di accertamenti:
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Nuove analisi del DNA: la comparazione scientifica delle tracce biologiche prelevate nella stanza del delitto con le tecnologie attuali.
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Revisione del materiale fotografico: un riesame dettagliato delle immagini della scena del crimine scattate all’epoca.
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Ascolto dei testimoni: nuove audizioni per riordinare i tasselli e colmare vecchie lacune investigative.
A distanza di oltre trent’anni da quel pomeriggio d’estate, il delitto di Via Poma rimane uno dei più enigmatici e complessi casi di cronaca nera della storia italiana, sospeso tra tentativi di svolta scientifica e un colpevole che continua a non avere un nome.