l'inchiesta

L’attentato a Ranucci, il Tribunale del Riesame conferma arresti e metodo mafioso

Sotto la lente d'ingrandimento la posizione di Lavitola

L’attentato a Ranucci, il Tribunale del Riesame conferma arresti e metodo mafioso

Nessun ritorno in libertà per i presunti autori materiali dell’attentato al giornalista Sigfrido Ranucci. Il Tribunale del Riesame di Roma ha confermato le misure cautelari e l’aggravante del metodo mafioso per i quattro accusati di essere gli esecutori materiali dell’attentato al conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, avvenuto lo scorso 16 ottobre. I giudici non hanno accolto le istanze degli avvocati degli indagati, Antonio Passariello, Pellegrino D’Avino, Saverio Mutone e Marika De Filippis (quest’ultima ai domiciliari), che avevano chiesto l’annullamento della custodia cautelare e la revisione dell’ipotesi accusatoria di associazione a delinquere con metodo mafioso. E’ stato, dunque, confermato l’impianto accusatorio della Procura, in particolare l’aggravante della modalità mafiosa. Per gli inquirenti il gruppo avrebbe agito su commissione, in cambio di alcune migliaia di euro.

I riflettori sono ora puntati sul presunto mandante della bomba esplosa a ottobre scorso davanti alla villetta di Pomezia del conduttore televisivo. Si tratta dell’imprenditore ed ex giornalista-editore Valter Lavitola, al momento indagato a piede libero, che in passato è stato già coinvolto in altre vicende giudiziarie. Il diretto interessato, nei giorni scorsi, ha rivelato la sua convinzione di andare in cella. “Alla fine di questa storia – ha detto in un’intervista alla trasmissione Filorosso della Rai – sono sicuro al cento per cento che finirò in carcere”. E ha ipotizzato: “Forse vogliono vedere se io stando fuori faccio degli errori”. Lavitola ha anche aggiunto di non sapere chi è il “vero mandante” dell’attentato a Ranucci ma di conoscere le “motivazioni”.

L’indagine, intanto, va avanti e nelle ultime settimane sono emersi nuovi elementi. La notte della perquisizione a Valter Lavitola, ci sarebbero stati più contatti tra quest’ultimo e il giornalista: a raccontarlo è lo stesso imprenditore di origini napoletane che, parlando con il Giornale, ha raccontato di uno scambio di messaggi nella notte tra il 4 e il 5 luglio e di una telefonata ricevuta dal conduttore di Report intorno alle 3.30 del mattino. I due sarebbero “stati al telefono per circa due ore”. “Possibile sia rilevante”, hanno spiegato gli inquirenti che sono al lavoro su questi colloqui proprio nel tentativo di accertare il movente.