Cartelloni e bandiere arcobaleno, striscioni e cori, cappellini e ventagli variopinti, ma anche un parapiglia e i leader mondiali della politica a testa in giù: pure quest’anno il Pride di Roma ha attraversato la città tra colore, festa, musica e polemiche. Lo slogan del 2026 è stato “La Repubblica è di chi la abita”. La parata si è mossa intorno alle 16:30 da piazza della Repubblica, diretta alle Terme di Caracalla. Prima della partenza, fin dalle 15:00, attorno alla fontana delle Naiadi hanno cominciato a radunarsi i partecipanti. I portici della piazza sono stati presi d’assalto, a causa del sole rovente. Molti ha cercato riparo, tanti hanno approfittato del ristoro offerto dai bar. Alcuni giovani, assiepati sulle scale, hanno approntato una sala trucco multicolor dell’ultimo minuto. Altri, invece, sono arrivati già preparati con parrucche colorate, simboli dipinti sul volto e sul corpo, vestiti istrionici. Tre le testimonial di questa edizione – Levante, Francesca Michielin e Margherita Vicario – e 30 i carri allegorici, insieme a migliaia i partecipanti. Su un carro sono state esposte bandiere della Palestina, su un altro, le immagini dei capi di governo tra cui Trump e Netanyahu a testa in giù.
A un certo punto, sotto i portici, si è verificato un parapiglia: Mario Adinolfi si è presentato tra i manifestanti con una bandiera di Israele. In breve è stato raggiunto da alcuni attivisti, sostenitori della causa palestinese, che lo hanno contestato strappandogli la bandiera. Sul posto è intervenuta la polizia a riportare l’ordine. Poco dopo è arrivata anche l’attivista Francesca Pascale. Successivamente, Fabrizio Marrazzo, portavoce del Partito Gay Lgbt, ha chiarito: “Dopo anni di affermazioni contro le nostre famiglie e contro le persone Lgbt, Adinolfi si è presentato con l’unico scopo di provocare. Molti attivisti, insieme a noi, hanno collaborato con le forze dell’ordine per farlo allontanare, perché era chiaro che cercasse solo visibilità, magari per poi presentarsi come vittima”. Tuttavia, già nelle scorse settimane, un’accesa polemica politica aveva interessato il Pride a causa dell’esclusione dalla parata dell’associazione ebraica Keshet Italia. Dopo una mediazione, richiesta a più riprese proprio da Pascale, gli organizzatori hanno ammesso alla sfilata l’associazione ma senza carro.
E intorno alle 16:30, giusto in tempo per la partenza della parata, in piazza è arrivato il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, che si è andato a sistemare dietro lo striscione di testa: rosso, ai due lati riporta il logo del “Roma Pride 2026”, tondo e bianco con un arcobaleno che circonda la scritta. Al centro, in bianco, è riportato lo slogan di quest’edizione: “La Repubblica è di chi la abita”. “Oggi è importante esserci, perché questo Paese deve fare ancora tanto per assicurare a tutti gli stessi diritti- ha detto Gualtieri -. Abbiamo una legislazione arretrata e dobbiamo batterci per superare i gap. Dobbiamo batterci per una pienezza di diritti per tutti, al di là dell’orientamento sessuale e di genere: è scritto nella nostra Costituzione e la nostra legislazione, a oggi, non la rispetta. Dobbiamo raggiungere i livelli di altri Paesi europei. Quindi siamo qui per festeggiare ma anche per lottare”.
Il corteo ha percorso viale Luigi Einaudi, piazza dei Cinquecento, via Cavour, piazza dell’Esquilino, piazza di Santa Maria Maggiore, via Merulana, largo Brancaccio, via Giovanni Lanza, via Cavour, via degli Annibaldi, via Nicola Salvi, piazza del Colosseo, via Celio Vibenna, via di San Gregorio e piazza di Porta Capena.