“Oggi un minore su quattro, in Europa, ha con lo smartphone un rapporto che assomiglia a una dipendenza. E più di nove europei su dieci ci chiedono di agire ora. L’Italia lo sta facendo, con un approccio che non si ferma a un solo strumento. Niente smartphone in classe, controllo parentale sui dispositivi dei minori, educazione digitale a scuola. E una legge sull’accesso ai social ora in Parlamento. Ma la scelta su come e a quale età intervenire deve poter restare agli Stati.
Alla Commissione Europea chiediamo di essere ambiziosa, su un principio chiaro. Quello che vale fuori deve valere anche in rete. Se un contenuto offensivo, magari creato con l’intelligenza artificiale e non dichiarato come tale, colpisce un minore e viene diffuso, la piattaforma che lo veicola ne è corresponsabile, insieme a chi lo ha creato. E proprio ieri il Parlamento europeo ha vietato le app che usano l’intelligenza artificiale per creare immagini sessuali di minori e di persone senza il loro consenso.
Servono strumenti veri. Verifica dell’età affidabile e rispettosa della privacy. E piattaforme che hanno l’obbligo di essere sicure per i minori fin dalla progettazione. Le soglie d’età contano, ma da sole non bastano. Per anni abbiamo chiesto ai ragazzi di adattarsi agli algoritmi. Forse è arrivato il momento di chiedere agli algoritmi di adattarsi ai ragazzi.” Lo ha dichiarato oggi Antonella Sberna, vicepresidente del Parlamento europeo ed eurodeputata di Fratelli d’Italia-Ecr, intervenendo oggi in Plenaria nel dibattito su ‘Social media, sicurezza e salute mentale dei minori’.