Più spiagge libere, via ai bandi pluriennali per le concessioni balneari, demolizione del cosiddetto “lungomuro” e nuove regole per gli stabilimenti. Sono questi i punti cardine del nuovo Piano di Utilizzazione degli Arenili (Pua) approvato oggi dall’Assemblea Capitolina, che ridisegna il futuro del litorale di Ostia, il mare di Roma. Si realizza così, una volta che la conferenza dei servizi confermerà l’impianto del piano, uno dei progetti su cui la giunta Gualtieri ha investito di più. E infatti per il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, si tratta di una “svolta storica per il mare della Capitale” che garantirà “più accesso libero e gratuito alle spiagge, più sostenibilità ambientale e più trasparenza” nella gestione del litorale.
Il piano prevede che le spiagge libere superino il 57% del litorale, con almeno un tratto libero ogni 300 metri. Allo stesso tempo, secondo Gualtieri, le nuove regole offriranno agli operatori privati condizioni certe per programmare investimenti di lungo periodo, grazie al passaggio dal sistema delle proroghe ai bandi pubblici. Dello stesso tenore le parole dell’assessore all’Urbanistica, Maurizio Veloccia, per cui il Pua rappresenta una trasformazione “attesa da circa vent’anni. C’è chi si oppone e continua a non voler demolire gli abusi, noi siamo per il cambiamento”. “Il mare è di tutti” è invece il principio richiamato dall’assessore al Patrimonio, Tobia Zevi, secondo cui il nuovo piano disegna il futuro della spiaggia di Roma garantendo una maggiore fruibilità pubblica del litorale.
Nel dettaglio, il Pua riorganizza le attuali 66 concessioni balneari in nuove Unità Minime di Intervento: 50 saranno assegnate tramite gara pubblica, di cui 35 stabilimenti balneari, 11 attività di ristorazione, tre aree ricreativo-sportive e un’attività di noleggio imbarcazioni. Sono inoltre previste 31 spiagge a pubblica fruizione affidate in convenzione, undici delle quali collegate a esercizi di ristorazione per garantire i servizi ai bagnanti.
Tra gli interventi più significativi figura l’abbattimento del “lungomuro”, quelle barriere artificiali – reti, siepi e manufatti – che per anni hanno impedito la vista del mare dal lungomare. Per gli stabilimenti balneari vengono inoltre introdotte regole più stringenti: stop all’utilizzo del cemento, privilegiando materiali a basso impatto ambientale, e obbligo di collocare punti ristoro e spogliatoi in modo da non ostacolare la visuale del mare. Dopo il sì dell’Assemblea capitolina, con il sì anche di 5 Stelle e Azione oltre ai partiti della maggioranza e i voti contrari di Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Noi Moderati, ora il piano passerà alla Conferenza dei servizi per l’acquisizione dei pareri necessari al via libera definitivo. Duro il giudizio del deputato di Fratelli d’Italia Luciano Ciocchetti, secondo il quale il nuovo Piano Arenili non risponde alle reali esigenze del litorale romano. “Non è una questione meramente urbanistica di riqualificazione dell’arenile – , ha affermato – ma di come si immagina debba essere il mare di Roma da qui ai prossimi anni: un polo di attrazione turistica in grado di attirare forti flussi di visitatori o un litorale di serie b?”.