operazione dei carabinieri

Traffico di droga, armi e sfruttamento della prostituzione, 7 arresti. In manette anche 2 capi del clan della Magliana

Volevano uccidere un esponente del clan Senese e un socio di Fabrizio Piscitelli

Traffico di droga, armi e sfruttamento della prostituzione, 7 arresti. In manette anche 2 capi del clan della Magliana

Smantellata dai carabinieri un’organizzazione criminale che a Roma trattava ingenti carichi di droga rapportandosi direttamente con fornitori in Sud America per l’importazione via aerea, con potenti cartelli albanesi operanti nel Nord Italia, e con figure apicali della criminalità organizzata romana e delle cosche calabresi. E che intendeva procurarsi armi da guerra ,tra cui fucili d’assalto M4 con cannocchiale e fucili a pompa, per compiere omicidi contro esponenti di spicco di clan rivali.

Sette le persone arrestate dai militari del Comando Provinciale in esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip del Tribunale di Roma su richiesta della locale Dda. Sono gravemente indiziate, a vario titolo, dei reati di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, spaccio, estorsione aggravata, detenzione illegale di armi e sfruttamento della prostituzione. Altre due persone trovate in possesso di importanti quantitativi di cocaina e diverse armi son state arrestate in flagranza nel corso delle fasi esecutive dell’ordinanza e delle perquisizioni.

Due importanti pregiudicati romani erano a capo dell’organizzazione che aveva disponibilità di armi da fuoco- come conferma il sequestro di una pistola a tamburo calibro 22 e munizioni- e che gestiva quantità esorbitanti di droga, arrivando a detenere, in un solo episodio accertato, 500 kg di hashish e ingenti forniture di cocaina purissima dal valore di centinaia di migliaia di euro, in parte rinvenute e sequestrate in locali condominiali adibiti a magazzino.

Tra gli episodi contestati, il pestaggio a sangue ordinato dai vertici del sodalizio nei confronti di un loro collaboratore insolvente per ottenere la restituzione di un debito di 20.000 euro, maturato nell’ambito del narcotraffico e dell’acquisto di autovetture. La vittima, brutalmente malmenata da due sicari, ha riportato gravi lesioni facciali e la perforazione di un polmone. I capi dell’organizzazione avevano anche messo a disposizione un appartamento a una spacciatrice tossicodipendente, totalmente soggiogata, costringendola a prostituirsi. La donna era obbligata a versare la quasi totalità dei proventi sessuali nelle casse del clan tramite ricariche Postepay, mentre uno dei sodali incassava una tariffa fissa di 50 euro per ogni cliente che faceva accedere all’immobile.

Secondo le indagini il clan aveva la sua base nel quartiere della Magliana ed era guidato da due importanti pregiudicati romani. Uno è Sergio Gioacchini, fratello di Andrea Gioacchini, soprannominato “Barbetta”, ucciso la mattina del 10 gennaio 2019 in via Castiglion Fibocchi, sempre alla Magliana, freddato da colpi di pistola esplosi da un killer a volto coperto subito dopo aver accompagnato i figli all’asilo nido, mentre era in auto con la compagna, che rimase ferita a un fianco. E poi Roberto Caputo, un giovane ma con anni di esperienza alle spalle nelle dinamiche che governano il traffico di droga.

In numerose conversazioni, i due promotori e organizzatori del sodalizio, parlavano di procacciamento di armi, come fucili d’assalto o a pompa e pistole che potevano essere facilmente nascoste ma sempre munite di silenziatore, per preparare omicidi nei confronti di Ugo Giovanni, storico esponente del clan Senese, ritenuto da Sergio Gioacchini corresponsabile dell’omicidio del fratello Andrea, e di Ettore Abramo, sodale di Fabrizio Piscitelli, il capo ultras della Lazio conosciuto come Diabolik e ucciso nel parco degli Acquedotti con un colpo alla testa nell’agosto del 2019, che invece aveva avuto dissidi con Roberto Caputo.