“Su Carocci non ne sapevo nulla. Non so come sia possibile che nessuno degli apparati ne abbia avuto contezza. Sotto questo profilo mi sento, tra virgolette, vittima anch’io. Non ho googlato prima, se lo avessi fatto non avrei costituito la società, non avrei perso dei soldi e non mi sarei dimesso. Purtroppo ho commesso un errore, una leggerezza politica. In quel ristorante ho invitato a cena tanti colleghi, tra cui diversi esponenti di FdI: ma questo non è un reato”.
A distanza di mesi arriva l’autodifesa pubblica dell’ex sottosegretario Andrea Delmastro, ascoltato in commissione antimafia perché coinvolto nell’affaire della bisteccheria romana collegata a Mauro Caroccia, ristoratore condannato in via definitiva per intestazione fittizia di beni e per aver agevolato il clan Senese. Un caso aggravatosi dopo che Caroccia da alcuni mesi è risultato nuovamente indagato, assieme alla figlia, anche per riciclaggio dopo la costituzione nel 2024 di una società in cui. Tra gli azionisti figurava anche il deputato di Fratelli d’Italia, all’epoca ancora sottosegretario al ministero della Giustizia: da quel ruolo si è dimesso il 24 marzo, proprio a seguito del caso politico giudiziario e all’indomani della sconfitta al referendum costituzionale.
Nella sua lunga audizione, in parte secretata, Delmastro ha ricostruito la genesi dei suoi affari con i Caroccia, cominciata qualche anno fa alla ‘Bisteccheria d’Italia’: “Nessuno mi ha consigliato il locale. Non ricordo se consultando le app ci siamo fermati lì ma era comunque pieno: aveva una struttura simpatica e così dopo qualche mese ci finii per la prima volta. Ci andai anche in seguito e nel frattempo Caroccia mi disse che il ristorante era troppo grande e voleva avviare con la figlia una nuova attività in un contesto più piccolo. I notai non mi hanno dato alcun alert relativo all’antiriciclaggio, ero in buona fede. Ovviamente – sottolinea – se avessi saputo non ci sarei andato mai più. La precipitosa fuga dalla società lo testimonia inequivocabilmente: il 18 febbraio vi sarebbe stata la condanna definitiva di Caroccia e il 27 febbraio io ero fuori dalla srl, così come hanno fatto tutti gli altri soci, disinteressati al fatto che questo comportava perdere ogni investimento fatto. La mia quota finanziamento come socio era stata di 25mila euro, più altri 1.500 euro dopo”. L’ex sottosegretario ammette di aver invitato lì vari colleghi di partito, come Giovanni Donzelli o Michele Schiano. Così come ricorda la cena, di cui fu diffusa anche una foto seguita da polemiche, con i vertici del Dap e la capo di gabinetto Giusi Bartolozzi. Durante l’audizione la stessa presidente della commissione, Chiara Colosimo, invita a una riflessione sulla necessità di prevenire il rischio che parlamentari ignari possano ritrovarsi ad aver a che fare con ristoranti di soggetti legati alla mafia.
Ma le opposizioni attaccano e c’è chi getta ombre su un nesso con l’inchiesta milanese dell’antimafia ‘Hydra’, in cui secondo le informative alcuni esponenti di FdI avrebbero avuto contatti con il clan Senese. Di fronte ad alcune domande Delmastro commenta: “Sembra un clima da autodafé durante l’inquisizione del medioevo. Non mi sento inadeguato” e “non ci sono attualmente non ho evidenze di riciclaggio”, ma al contempo in un altro passaggio ironizza: “Ormai sono diventato vegetariano e mi sono convertito. Non mangio più carne”. Il Pd però incalza: “l’audizione di Delmastro è stata evasiva, è inadeguato”, commentano i parlamentari dem in commissione mentre o membri M5s definiscono il “quadro di infiltrazioni mafiose devastante” e Avs chiede le dimissioni del deputato.