Confermato il carcere a vita per Claudio Campiti, l’uomo che l’11 dicembre uccise quattro donne a Roma, nel quartiere Fidene, nel corso di una riunione di condominio. È quanto deciso dai giudici della Corte d’Assise d’Appello della Capitale che hanno accolto la richiesta della Procura Generale e ribadito l’impianto delle accuse al 61enne che in apertura di udienza ha letto un lungo e farneticante memoriale nel corso di dichiarazioni spontanee.
Quella mattina persero la vita Nicoletta Golisano, Elisabetta Silenzi, Sabina Sperandio e Fabiana De Angelis che si trovavano all’interno del gazebo dove era in corso la riunione del consorzio di villette ‘Valle Verde’, di cui l’imputato era proprietario di un immobile. Il movente della strage è legato “all’odio che Campiti – ha detto il pg nella requisitoria – nutriva verso il Consorzio” con cui da tempo era in rotta per questioni amministrative.
“Questa sentenza ci dà forza e più tranquillità personale nel continuare ad affrontare tutto questo suo processo”, commenta Giulio Iachetti, marito di Fabiana De Angelis, che era presente in aula durante la lettura del dispositivo. “Siamo soddisfatti – aggiungono i legali di parte civile – il fatto resta clamorosamente grave e doloroso. Ora credo ci sarà un ultimo round in Cassazione e poi finiremo questa triste storia”.
Al termine di una camera di consiglio di circa due ore i giudici hanno ribadito anche la condanna a tre mesi (pena sospesa) per l’allora presidente della Sezione Tiro a Segno Nazionale accusato di omessa custodia dell’arma, una pistola Glock, utilizzata dall’uomo per compiere la strage e prelevata dal Poligono di Tiro di Tor di Quinto.
Nelle motivazioni della sentenza di primo grado i giudici dell’Assise scrissero che Campiti “non ha agito d’impulso né in uno stato emotivo improvviso, bensì ha pianificato i suoi delitti in maniera minuziosa, con lucidità e determinazione”. Campiti ha, inoltre, “appositamente acquisito informazioni sul luogo dove si sarebbe svolta la riunione del consorzio Valle Verde” e mesi prima ha iniziato una attività di accantonamento delle munizioni utilizzate per la strage. Per la Corte, inoltre, “non vi è incompatibilità tra il disturbo della personalità rilevato e la premeditazione, essendo rimaste inalterate le capacità di giudizio e critica, non potendo così ritenersi il proposito criminoso frutto esclusivo dell’alterazione della sua personalità”.