I familiari di una donna morta nell’estate 2023 a 62 anni, meno di un mese dopo un intervento di ‘sleeve gastrectomy’ (procedura bariatrica per perdere peso), eseguito in una clinica romana, la Salvador Mundi, chiedono danni per oltre 1,5 milioni alla struttura sanitaria e al chirurgo. L’azione è stata avviata dagli avvocati Chiara Rinaldi e Federica Zaccarini, con la richiesta di accertamento tecnico preventivo al tribunale di Ravenna, città dove la donna viveva.
Il ricorso si affianca ad un procedimento penale finito per competenza davanti al tribunale di Roma, per omicidio colposo e responsabilità colposa per morte in ambito sanitario, a carico del medico. Il processo è attualmente pendente davanti al giudice monocratico. Il giudice del tribunale civile di Ravenna Elisa Romagnoli intanto nominerà un consulente tecnico per esaminare la documentazione medica, individuare le cause della morte e verificare come si sono svolte le cose. I consulenti nominati dalla Procura, Alberto Zaccaroni e Donatella Fedeli, avevano concluso ravvisando una serie di criticità prima, durante e dopo l’operazione, eseguita il 28 luglio 2023 su una donna che, a parte l’obesità, non aveva problemi particolari.
I familiari hanno evidenziato una “chiara e drammatica sequenza causale” che legherebbe l’intervento del 28 luglio 2023 alla morte, arrivata il 23 agosto, al termine di un’agonia e dopo vari interventi per le complicanze della prima operazione, dovuti probabilmente alla riapertura della sutura chirurgica.
Prima non sarebbero state fatte le dovute analisi alla donna seguendo le linee guida esistenti. Poi anche il referto dell’operazione è stato definito “incompleto” dai consulenti tecnici del pm, perché non menzionava un problema che si è verificato durante l’intervento. Inoltre, anche le dimissioni sarebbero state fatte sottovalutando esami radiologici: tutto questo avrebbe privato la paziente di una diagnosi tempestiva e di un trattamento efficace.