CONCLUSI GLI ACCERTAMENTI

Gli scavi alla Casa del Jazz, nessun resto umano

A fare il punto è stato il prefetto di Roma, Lamberto Giannini, in una conferenza stampa in Prefettura insieme ai vertici delle forze dell'ordine, ai vigili del fuoco e ai rappresentanti della Fondazione Casa del Jazz, al figlio del giudice Paolo Adinolfi, Lorenzo, e al fratello di Emanuela, Pietro Orlandi

Gli scavi alla Casa del Jazz, nessun resto umano

Nessun resto umano, nessuna svolta investigativa: sotto la Casa del Jazz di Roma emergono solo ossa animali e alcune bottiglie. Si chiudono così gli scavi nell’area a ridosso della villa che fu di Enrico Nicoletti, cassiere della Banda della Magliana: senza elementi utili alle indagini. A fare il punto è stato il prefetto di Roma, Lamberto Giannini, in una conferenza stampa in Prefettura insieme ai vertici delle forze dell’ordine, ai vigili del fuoco e ai rappresentanti della Fondazione Casa del Jazz, al figlio del giudice Paolo Adinolfi, Lorenzo, e al fratello di Emanuela, Pietro Orlandi.

“Non sono stati rinvenuti elementi che hanno portato novità rilevanti da un punto di vista investigativo”, chiarisce Giannini. E ancora: sono state trovate solo “ossa di animali. Un’antropologa ha accertato che non si tratta di ossa umane”, oltre a “delle bottiglie”. Gli accertamenti, però, erano necessari. “Ritengo sia stata un’ attività doverosa perché” ci sono “persone che in quegli anni sono scomparse nel nulla: come il giudice Adinolfi o Emanuela Orlandi”. Vicende, appunto, spesso accostate alla Banda della Magliana che, ha sottolineato il prefetto, imponevano di non lasciare zone d’ombra. “Per civiltà giuridica non si poteva lasciare un punto interrogativo”, ha affermato.

Le ricerche hanno interessato un’area ampia e complessa. Dai cunicoli già individuati dagli speleologi si è scavato per altri 25 metri complessivi, collegando diversi tratti sotterranei e verificando anche un pozzo e una casa di servizio. “Riteniamo di non aver trascurato nulla”, ha affermato il prefetto, spiegando che anche gli specialisti della scientifica e del Ris non hanno repertato tracce utili. Un lavoro definito necessario anche dall’ex magistrato Guglielmo Muntoni, tra i promotori degli approfondimenti: “Avevamo un dubbio ed era giusto fare queste importanti verifiche”.

Resta però il convincimento che quei tunnel possano essere stati utilizzati in passato, anche se oggi non emergono prove. I riflettori sull’area si erano accesi a novembre, quando era stata ipotizzata l’esistenza di una galleria chiusa da decenni, forse usata per nascondere armi, beni o persino il corpo del giudice Adinolfi, scomparso nel 1994. Le verifiche, condotte anche con l’ausilio del luminol, hanno restituito solo alcuni reperti ora al vaglio degli investigatori.

“Non so se si riuscirà mai ad avere risposte ma è dovere dello Stato tentare di darle”, ha ribadito Giannini, sottolineando l’importanza di “riaccendere i riflettori” sui casi irrisolti. “Non è una speranza, io ho la certezza che si arriverà alla verità. Perché con la verità puoi fare di tutto ma non la puoi nascondere in eterno”, il commento di Pietro Orlandi, presente in sala, che sperava di trovare in quei cunicoli oggetti riconducibili alla sorella, magari lasciati lì da Renatino De Pedis, uno dei boss della Banda della Magliana.