«Ricordiamo, oggi, le 335 vittime dell’eccidio delle Fosse Ardeatine del 24 marzo 1944, una delle pagine più dolorose della nostra storia che ha coinvolto persone di ogni età, professione, fede e condizione sociale: militari e civili, ebrei e cattolici, lavoratori, professionisti. Due delle vittime avevano 15 anni. Abbiamo commemorato i deportati e le vittime della comunità ebraica di Roma (comprese le 75 delle Fosse Ardeatine), deponendo una corona di alloro presso la lapide affissa sul muro esterno del Tempio Maggiore. Le istituzioni e la comunità hanno il compito di custodire queste memorie attraverso cerimonie, iniziative educative e politiche pubbliche che contrastino l’antisemitismo, il razzismo e ogni forma di intolleranza. Nel nome dei martiri, rinnoviamo l’impegno a costruire un’Italia fondata sul rispetto, sulla giustizia e sulla libertà. La memoria è un esercizio di responsabilità civile. Ci ricorda che la libertà non è mai garantita una volta per tutte, che la democrazia richiede cura quotidiana, che l’odio e la disumanizzazione possono riemergere quando si abbassa la guardia, come possiamo purtroppo vedere oggi, in diverse parti del mondo. Per questo, ogni anno, tornare alle Fosse Ardeatine, luogo sacro per la nazione, significa riaffermare un principio semplice ed essenziale: la dignità umana è inviolabile. Nessuna ragione politica, nessuna ideologia, nessuna emergenza può giustificare la negazione di questo fondamento. Alle ragazze e ai ragazzi va un pensiero particolare. La memoria non vi chiede di portare il peso del passato, ma di custodirne il significato. Vi chiede di essere cittadini consapevoli, capaci di riconoscere i segnali del disprezzo, della violenza, della negazione dell’altro. Vi chiede di credere nella forza della democrazia, nella pluralità delle idee, nel valore della libertà come bene comune».
Lo dichiara il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca.







