TRAGEDIA A CAPANNELLE

Esplode l’ordigno che stavano preparando, morti due anarchici

Crolla un solaio di un casale abbandonato. Le vittime legate a Alfredo Cospito

Esplode l’ordigno che stavano preparando, morti due anarchici

Un’esplosione seguita dal crollo del tetto di un casolare abbandonato nel parco degli Acquedotti, uno dei polmoni verdi della Capitale, con due persone rimaste uccise sotto le macerie. Inizialmente si è pensato a senzatetto che avevano cercato riparo in quella costruzione fatiscente, poi con il passare delle ore si è scoperta una realtà ben diversa. Le vittime non sono clochard, ma anarchici legati al ‘gruppo Cospito’. Per gli investigatori sono stati proprio loro a causare la deflagrazione probabilmente mentre assemblavano un ordigno artigianale.

L’allarme è scattato stamattina poco prima delle 9 quando un guardiano ha contattato il 112 dopo aver visto un cadavere sotto le macerie. Il cedimento, però, potrebbe essere avvenuto diverse ore prima. Ieri sera, infatti, era stato sentito un boato in zona. I vigili del fuoco hanno avviato ricerche e trovato poco dopo il secondo corpo. Sul posto è arrivata la polizia con la scientifica per i rilievi.

Gli investigatori si sono messi al lavoro per chiarire la dinamica e dare un nome alle vittime. Determinanti sono stati alcuni tatuaggi che avevano sul corpo. Qualche ora più tardi è arrivata la svolta con le identificazioni e si è fatta strada la pista anarchica. Le due vittime sono Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone, nomi noti del ‘gruppo Cospito’. Per chi indaga si trovavano nel casolare per confezionare un ordigno e stavano pianificando un’azione da mettere in atto probabilmente nelle prossime settimane. Mercogliano, in particolare, aveva un braccio mutilato, avvalorando l’ipotesi che stesse maneggiando una bomba. Non si esclude che nel mirino potesse finire – ancora una volta – la rete ferroviaria, già colpita a febbraio da diversi sabotaggi di matrice anarchica alla linea ad Alta Velocità in occasione dei Giochi Olimpici di Milano Cortina. Tra le piste al vaglio anche che l’esplosivo potesse servire a un blitz contro gruppo Leonardo – società attiva nei settori della difesa – come pure per un rilancio della campagna a favore dell’anarchico Cospito, in vista della scadenza a maggio del decreto applicativo di 4 anni alla sua detenzione in 41bis.

Le indagini vanno avanti per fare piena luce sull’accaduto. Da stabilire, ad esempio, se i due erano arrivati proprio ieri nel Casale del Sellaretto del parco degli Acquedotti o se erano nascosti lì da giorni. Sotto la lente poi i loro ultimi contatti. La Procura di Roma ha aperto un fascicolo d’indagine coordinato dal pool antiterrorismo e domani al Viminale è stato convocato il Comitato di analisi strategica antiterrorismo, nel quale probabilmente si parlerà anche dei rischi legati ai movimenti anarchici, definiti nella relazione annuale dell’intelligence la minaccia più concreta per il nostro paese.

In particolare Alessandro Marcogliano, di 53 anni, era stato processato per azioni a sfondo terroristico a Torino. Fu uno dei cinque condannati nel 2019 del maxi processo per terrorismo ad anarchici accusati di avere dato vita alle Fai-Fri, i gruppi che dal 2003 al 2016 si sarebbero resi autori di una quantità di ‘azioni dirette’ – dagli ordigni ai plichi esplosivi – contro politici, giornalisti, forze dell’ordine. I giudici della Corte d’Assise ad aprile di quell’anno lo condannò a 5 anni mentre ad Alfredo Cospito ne furono inflitti 20. Sara Ardizzone, invece, era stata prosciolta lo scorso anno a Perugia nell’ambito dell’inchiesta Sibilla. In aula, in sede di udienza preliminare, aveva letto un lungo scritto: “Sono anarchica. Come anarchica sono nemica di questo Stato come d’ogni altro Stato” aveva scandito con tono solenne davanti al giudice.