L’indagine che coinvolge un giornalista di 48 anni e una docente di 52, entrambi accusati di violenza sessuale e pedopornografia, potrebbe finire all’attenzione dei magistrati della Procura di Venezia. Gli atti sono stati trasmessi per competenza ai pm della distrettuale veneta, in quanto l’attività illecita — le tante foto della figlia della donna inviate al suo amante — è stata compiuta a Treviso, dove l’arrestata si era trasferita da tempo lavorando come docente in un liceo. La decisione sulla sorte dell’incartamento verrà presa solo dopo gli interrogatori di garanzia degli arresti – compiuti sabato mattina dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma – che avverrà martedì mattina.
Un’indagine che, comunque, rischia di allargarsi alla luce di quanto sta emergendo dall’analisi del cellulare e del pc sequestrati al giornalista, con un passato da vicedirettore di una testata nazionale. Le primissime verifiche svolte dagli inquirenti hanno portato alla luce un numero molto alto di foto esplicite che l’indagato aveva, frequentando anche alcuni canali Telegram forse utilizzati da una rete internazionale di pedofili. Chi indaga ha individuato anche una serie di messaggi in inglese che l’uomo si scambiava con gli altri utenti. Non è escluso che il 48enne abbia condiviso le foto che la donna gli inviava della figlia minorenne con gli altri partecipanti al canale. Tra i video e le foto trovati sui dispositivi figurano anche quelle dei nipotini della donna, di 5 e 9 anni, che sarebbero stati molestati dall’indagata.
Il procedimento dei pm di piazzale Clodio, coordinati dall’aggiunto Maurizio Arcuri, è partita da una denuncia presentata dall’ex compagno dell’indagata, che ha raccolto il racconto della figlia. Nel novembre scorso, mentre si trovava a Treviso a casa della madre, la ragazzina ha scoperto su un pc una chat intercorsa tra lei e il suo partner, in cui venivano scambiate foto e messaggi a sfondo sessuale in cui comparivano la ragazzina e i due cuginetti.
Materiale che risalirebbe anche ad alcuni anni fa e che la piccola avrebbe fotografato a sua volta con il cellulare, inviandolo alla nuova compagna del padre per “denunciare” quanto trovato sul device della mamma. Un drammatico racconto che è stato cristallizzato anche nel corso di un’audizione protetta a cui la minorenne è stata sottoposta nelle scorse settimane. Nell’ordinanza cautelare, nel motivare le esigenze cautelari, il gip afferma che sussiste il “rischio di reiterazione del reato” e “dell’inquinamento probatorio”.