IL PROCESSO

Duplice femminicidio di Villa Pamphili, disposta la perizia psichiatrica per Kaufmann

I giudici hanno dato ai periti 30 giorni per completare il loro lavoro.

Duplice femminicidio di Villa Pamphili, disposta la perizia psichiatrica per Kaufmann

Una perizia psichiatrica stabilirà se Francis Ford Kaufmann, l’uomo accusato del duplice omicidio di Villa Pamphili, potrà stare in giudizio. Lo hanno stabilito i giudici della Corte d’Assise di Roma accogliendo la richiesta avanza dal difensore dell’uomo che nel giugno scorso ha ucciso, strangolandole, la compagna Anastasia Trofimova e la figlia Andromeda. I giudici hanno concesso ai periti 30 giorni per completare l’attività che mira ad accertare la capacità dell’imputato di stare nel processo.

All’udienza Kaufmann, che risulta imputato con l’alias Rexal Ford, non era presente in aula. Nei suoi confronti la Procura contesta il duplice omicidio aggravato dai motivi futili e abietti oltre all’occultamento di cadavere. Davanti ai giudici è comparsa Pamela Franconieri, l’agente di polizia che ha condotto le indagini che hanno portato alla cattura di Kaufmann sull’isola greca di Skiatos. L’investigatrice ha ricordato che una telefonata di un ragazzo, che risale al 7 giugno quando la piccola Andromeda era ancora viva, è arrivata al numero di emergenza del 112. Intorno all’una e trenta di notte il giovane segnalava alle forze dell’ordine la presenza “di un uomo con un cappello e una bambina con vestito rosa in braccio” in via Leone XIII, la strada che costeggia Villa Pamphili. Poche ore dopo venne trovato i due corpi delle vittime.

“I due corpi erano senza vestiti nel tentativo di renderne più difficile l’identificazione” ha spiegato il teste citando anche le altre segnalazioni arrivate nei giorni precedenti al duplice delitto tra cui quella di alcuni dipendenti di un albergo nella zona di via Federico Cesi, nel quartiere Prati, che il 6 giugno avevano notato l’americano nella hall con la bimba. L’agente ha poi ricostruito le fasi del fermo in Grecia. “Lo abbiamo individuato in strada mentre camminava con berretto e birre in mano. Non ha fatto domande sul fermo, ha ribadito che era cittadino americano e quando ha capito che insieme agli investigatori greci c’eravamo noi italiano ci ha subito appellati come mafiosi”, ha detto.

Per i legali di parte civile le tante segnalazioni arrivate in quei giorni forse avrebbero potuto evitare il tragico epilogo. “È evidente che nessuno le ha salvate. I familiari se lo chiedono – affermano gli avvocati Arturo Salerni e Mario Angelelli,- e chiedono a noi di capire se invece si potesse salvare. Sapevamo che dell’esistenza di questa telefonata e nel dettaglio ce l’ha spiegata l’investigatrice nel corso del sua testimonianza”