l'incontro

Gualtieri e Rocca al vertice con la Meloni su Roma Capitale, verso il cambio dell’emendamento

Confronto sulla legge applicativa, si cercano le risorse

Gualtieri e Rocca al vertice con la Meloni su Roma Capitale, verso il cambio dell’emendamento

La riforma di Roma Capitale entra in una fase decisiva e insieme delicata. Dopo giorni di tensioni e distinguo tra maggioranza e opposizioni, il governo si prepara a riformulare il proprio emendamento al ddl costituzionale. Il tentativo di sciogliere il nodo politico che rischia di rallentare l’iter parlamentare, è stato il tema del vertice a Palazzo Chigi. Attorno al tavolo la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il sindaco Roberto Gualtieri, il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca e diversi ministri, tra cui il titolare dell’Economia Giancarlo Giorgetti.

L’incontro aveva l’obiettivo di discutere il nodo politico più delicato: l’emendamento presentato dal governo il 12 febbraio: “La legge dello Stato può attribuire funzioni più ampie ai Comuni capoluogo delle Città metropolitane”. Una formulazione gradita alla Lega che ha poi ritirato il proprio testo, a prima firma del deputato Igor Iezzi, che prevedeva poteri legislativi analoghi a quelli riconosciuti a Roma anche per gli altri capoluoghi metropolitani. Un ritiro accompagnato dalla soddisfazione del Carroccio, che ha rivendicato la convergenza dell’esecutivo sulla propria impostazione. Proprio su questo punto si è acceso il confronto con le opposizioni. Il Pd, partito del sindaco di Roma, pur sostenendo sempre la riforma, ha manifestato malumori sull’estensione del perimetro ai Comuni metropolitani. Un braccio di ferro che ha evidentemente reso necessario il vertice politico per trovare una mediazione.
L’orientamento emerso è quello di riformulare in qualche modo l’emendamento del governo per individuare una formula condivisa: consentire a Roma eventuali future integrazioni di poteri amministrativi, come sarebbe stato auspicato e sottolineato dallo stesso ente, armonizzando il nuovo assetto con quello delle altre grandi città e forse cercando di coordinare la riscrittura dell’articolo 114 con un possibile intervento anche sull’articolo 118 della Costituzione. Su questo è già al lavoro un tavolo tecnico per mettere a punto il testo.

Nel corso dell’incontro si è discusso anche della legge applicativa che dovrà accompagnare la riforma e della copertura finanziaria, con la previsione di un tavolo al Mef per quantificare le risorse necessarie. I tempi restano serrati: trattandosi di un ddl costituzionale, serviranno due letture per ciascuna Camera, e solo il raggiungimento dei due terzi eviterebbe di arrivare a un referendum. Il testo, attualmente in Commissione, punta ad approdare in Aula il 9 marzo per le discussioni generali.

Proprio per questo percorso delicato, il metodo del vertice di Palazzo Chigi non è stato accolto da tutti senza riserve. Critico il capogruppo di Avs Filiberto Zaratti, che ha sottolineato come il Parlamento non può limitarsi a “ratificare” decisioni prese altrove. L’obiettivo della maggioranza è chiudere la partita con un’intesa ampia. Ma, viene ammesso, senza una mediazione il rischio non è solo quello di rallentare ma di compromettere definitivamente il cammino della riforma.