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Papa Leone XIV nella Parrocchia del Sacro Cuore a Termini: «Qui le contraddizioni del nostro tempo»

Il Pontefice ha scelto un luogo simbolo di Roma per lanciare un messaggio forte sulle disuguaglianze della Capitale. 

Papa Leone XIV nella Parrocchia del Sacro Cuore a Termini: «Qui le contraddizioni del nostro tempo»

Ci sono i giovani volontari e i senza fissa dimora, gli operatori della Caritas e i lavoratori stranieri: è un crocevia di culture, lingue e vite la parrocchia del Sacro Cuore di Roma, alla stazione Termini, centro ma anche periferia, “un porto di terra”, come la definiscono i Salesiani che sono qui dai tempi di don Bosco per stare accanto agli ultimi, e che mostrano dalle finestre le bandiere delle tante comunità che gravano nel territorio. Papa Leone ha scelto questa parrocchia per la sua seconda visita pastorale in Quaresima e subito mette in evidenza le contraddizioni che si consumano in pochi metri: la violenza e la solidarietà, il disagio dei clochard e la spensieratezza di chi prende un treno per partire. Tra i volontari c’è anche un professore di italiano che aiuta gli stranieri a imparare la lingua, prima chiave dell’integrazione. “Il prossimo suo allievo posso essere io”, dice con una battuta il Papa americano.

In chiesa e nel cortile è una grande festa di famiglie con canti e striscioni. Una coppia alza un cartello: “Ci sposiamo, ci benedice?”. Tra le file ci sono anche i senza dimora assistiti ogni sera dalla Comunità di Sant’Egidio. Ma anche dalla parrocchia il venerdì sera si parte con un pasto caldo per coloro che vivono per strada, intorno alla stazione più affollata d’Italia.

Papa Leone nell’omelia parla di “sfide” e “contraddizioni”: “la spensieratezza di chi parte e arriva con tutte le comodità e coloro che non hanno un tetto; le tante potenzialità di bene e una violenza dilagante; la voglia di lavorare onestamente e i commerci illeciti delle droghe e della prostituzione”. Quindi questa parrocchia romana, che si trova al centro della città ma allo stesso tempo in un luogo dove c’è tanto disagio esistenziale, “è chiamata a farsi carico di queste realtà, ad essere lievito di Vangelo nella pasta del territorio, a farsi segno di vicinanza e di carità. Ringrazio i Salesiani per l’opera instancabile che portano avanti ogni giorno, e incoraggio tutti a continuare ad essere proprio qui una piccola fiammella di luce e di speranza”, ha concluso il Papa. Poi, prima di lasciare la parrocchia, saluta la comunità di don Bosco e fa una confidenza: “Da ragazzo, prima di entrare negli agostiniani, feci anche una visita alla comunità salesiana. Siete arrivati al secondo posto, mi dispiace. Però forse c’è qualcosa che è rimasto nel mio cuore”.