L'INCHIESTA

Caso Orlandi, “Un sofisticatissimo depistaggio simile a quello di Ustica”. Audito il Procuratore Malerba

Il magistrato ha anche spiegato di credere ad "un'unica regia"

Caso Orlandi, “Un sofisticatissimo depistaggio simile a quello di Ustica”. Audito il Procuratore Malerba

Sul caso di Emanuela Orlandi c’è stato “un sofisticatissimo depistaggio”, simile a quello di Ustica. Ne è convinto il procuratore Giovanni Malerba che oggi è stato audito dalla Commissione bicamerale di inchiesta sulle scomparsa di Mirella Gregori e di Emanuela Orlandi.

Malerba è stato il sostituto procuratore incaricato di redigere la requisitoria finale dell’inchiesta del ’97, la seconda sul caso di Emanuela, e in quella veste ne chiese la chiusura ma indicando al contempo nuovi spunti investigativi che a suo parere andavano investigati.

Oggi quegli spunti li ha portati davanti alla Commissione consegnando anche un’ampia documentazione all’organo inquirente presieduto dal senatore Andrea De Priamo. “Nella requisitoria del 1997 – ha spiegato – ho usato il termine ‘romano’ perché non volevo rischiare querele ma la mia sensazione è che l’ambiente” a cui ricondurre quello che ha definito un presunto sequestro, sia piuttosto “un ambiente Oltretevere”.

Malerba ha ricordato le tre rogatorie al Vaticano rimaste sostanzialmente inevase e ha sottolineato come i tanti “silenzi” abbiano a suo giudizio, pregiudicato la risoluzione del caso.

“Il moltiplicarsi di soggetti rivendicanti il sequestro” come le sigle Turkesh o Phoenix, “tutti in possesso di elementi dimostranti un contatto con Emanuela, ma nessuno di quali in grado di dimostrare l’esistenza in vita dell’ostaggio, unito l’accertata inesistenza di taluni soggetti”, ha spiegato, “rivela tutta la trama di un’operazione di depistaggio mirata ad inclinare il quadro probatorio e a sviare gli inquirenti dalla individuazione dei responsabili e del reale movente del sequestro”.

Il magistrato ha anche spiegato di credere ad “un’unica regia” del presunto depistaggio e al legame “per connessione logica” tra la scomparsa di Orlandi e quella di Gregori.

“La professionalità mostrata dai sequestratori – ha detto ancora – era di livello tale da non potersi ritenere che sia stata opera di sprovveduti o delinquenti comuni, c’era a monte qualche altro soggetto e sono portato ad escludere che fosse orchestrato per la liberazione di Alì Agca”.

Malerba ha evidenziato “il livello di conoscenza di cose italiane e vaticane” dei presunti sequestratori. “Escludo anche la tratta delle bianche – ha proseguito – di cui pure si è parlato” come pure quella “familiare”: “se veramente i contatti che il Vaticano ha avuto sulla linea telefonica riservata avessero evidenziato un quadro di responsabilità della famiglia Orlandi con un coinvolgimento addirittura del Pontefice, allora il Vaticano avrebbe tutto l’interesse a farsi avanti”.

“Prove non ne ho”, ha comunque precisato, ma il magistato ha spiegato di non escludere pure un ruolo della Banda della Magliana, “evidentemente convocata da qualcuno”, “un ruolo per così dire nello smaltimento”.