LA DENUNCIA

Assistente Capo della Polizia Penitenziaria aggredito a Rebibbia

Il SAPPE rinnova la richiesta di “interventi urgenti per garantire maggiore sicurezza negli istituti penitenziari del Lazio

Assistente Capo della Polizia Penitenziaria aggredito a Rebibbia

Nuova aggressione nel carcere di Rebibbia, l’intervento del sindacato.

La nota stampa

“Ancora sangue nelle carceri del Lazio. Nel pomeriggio del 6 febbraio, presso la Casa Circondariale di Rebibbia Nuovo Complesso, un

“Ancora sangue nelle carceri del Lazio. Nel pomeriggio del 6 febbraio, presso la Casa Circondariale di Rebibbia Nuovo Complesso, un Assistente Capo della Polizia Penitenziaria, in servizio presso l’ufficio matricola detenuti, è stato brutalmente aggredito durante la procedura di immatricolazione di un arrestato”. Lo rende noto Maurizio Somma, Segretario Nazionale per il Lazio del SAPPE (Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria).

“L’agente – spiega Somma – è stato colpito con estrema violenza e morso dall’uomo che stava per essere formalmente preso in carico dall’istituto. L’aggressione gli ha provocato la doppia frattura a un arto superiore oltre a diverse lesioni da morso. La prognosi è di 30 giorni”.

Secondo quanto riferito dal SAPPE, l’arrestato – uno straniero fermato nei pressi della Stazione Termini per reati legati alla droga e per aggressione a Pubblici Ufficiali – ha dato in escandescenze proprio durante le operazioni di identificazione e registrazione, scagliandosi contro il poliziotto penitenziario.

Sdegno e ferma protesta vengono espressi dal Segretario Generale del SAPPE, Donato Capece: “Si tratta dell’ennesima vile aggressione ai danni di un appartenente alla Polizia Penitenziaria. È inaccettabile che chi garantisce la sicurezza dello Stato all’interno delle carceri venga quotidianamente esposto a rischi gravissimi senza adeguate tutele. Chiediamo interventi immediati, misure concrete e tolleranza zero verso chi aggredisce il personale”.

Il SAPPE rinnova la richiesta di “interventi urgenti per garantire maggiore sicurezza negli istituti penitenziari del Lazio, più personale, strumenti di tutela adeguati e protocolli operativi che consentano di prevenire episodi di violenza sempre più frequenti”.

“Esprimiamo piena solidarietà e vicinanza al collega ferito – conclude Somma – e ribadiamo che non è più tollerabile che chi rappresenta lo Stato all’interno delle carceri venga lasciato solo”.

, in servizio presso l’ufficio matricola detenuti, è stato brutalmente aggredito durante la procedura di immatricolazione di un arrestato”. Lo rende noto Maurizio Somma, Segretario Nazionale per il Lazio del SAPPE (Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria).

“L’agente – spiega Somma – è stato colpito con estrema violenza e morso dall’uomo che stava per essere formalmente preso in carico dall’istituto. L’aggressione gli ha provocato la doppia frattura a un arto superiore oltre a diverse lesioni da morso. La prognosi è di 30 giorni”.

Secondo quanto riferito dal SAPPE, l’arrestato – uno straniero fermato nei pressi della Stazione Termini per reati legati alla droga e per aggressione a Pubblici Ufficiali – ha dato in escandescenze proprio durante le operazioni di identificazione e registrazione, scagliandosi contro il poliziotto penitenziario.

Sdegno e ferma protesta vengono espressi dal Segretario Generale del SAPPE, Donato Capece: “Si tratta dell’ennesima vile aggressione ai danni di un appartenente alla Polizia Penitenziaria. È inaccettabile che chi garantisce la sicurezza dello Stato all’interno delle carceri venga quotidianamente esposto a rischi gravissimi senza adeguate tutele. Chiediamo interventi immediati, misure concrete e tolleranza zero verso chi aggredisce il personale”.

Il SAPPE rinnova la richiesta di “interventi urgenti per garantire maggiore sicurezza negli istituti penitenziari del Lazio, più personale, strumenti di tutela adeguati e protocolli operativi che consentano di prevenire episodi di violenza sempre più frequenti”.

“Esprimiamo piena solidarietà e vicinanza al collega ferito – conclude Somma – e ribadiamo che non è più tollerabile che chi rappresenta lo Stato all’interno delle carceri venga lasciato solo”.