Le cellule Car-T sono efficaci contro le malattie autoimmuni gravi dell’età pediatrica. Otto bambini affetti da gravi malattie autoimmuni che non rispondevano ai trattamenti convenzionali hanno infatti potuto interrompere completamente le pesanti terapie immunosoppressive grazie all’uso delle cellule Car-T . A due anni di distanza dal trattamento, 7 di loro sono oggi in remissione clinica – ovvero sono attualmente guariti non mostrando alcun segno di malattia – mentre l’ottavo, affetto da sclerosi sistemica giovanile, mostra un miglioramento clinico importante e progressivo. Lo dimostra uno studio coordinato all’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, in collaborazione con l’Università di Erlangen. I dati definitivi, con un follow-up oltre i 24 mesi, sono stati appena pubblicati sulla rivista Nature Medicine.
Le malattie autoimmuni sono caratterizzate da un’aggressione del sistema immunitario, che invece di difendere l’organismo da agenti patogeni, come batteri e virus, aggredisce i tessuti sani di un individuo scambiandoli per estranei e pericolosi. Sono 8 i pazienti coinvolti nello studio, 7 femmine e 1 maschio con età tra i 5 e i 17 anni: 4 con lupus eritematoso sistemico, 3 con dermatomiosite, 1 con sclerosi sistemica giovanile. Tutti presentavano una storia clinica complessa e un grave coinvolgimento di organi vitali, come reni e polmoni, con episodi potenzialmente letali in più di un caso.
La terapia con Car-T prevede la manipolazione in laboratorio dei linfociti T del paziente per renderli capaci di riconoscere il bersaglio tumorale. Nelle leucemie linfoblastiche acute e nei linfomi non Hodgkin la Car-T riconosce un bersaglio rappresentato dall’antigene Cd19, espresso dalle cellule tumorali, che vengono in questo modo riconosciute e attaccate. Lo stesso antigene Cd19 è espresso anche dai linfociti B del sistema immunitario, che, nel caso di malattie autoimmuni B-mediate, giocano un ruolo cruciale nel determinare la malattia. L’eliminazione mirata di queste cellule consente non solo di ridurre l’infiammazione, ma di ripristinare l’equilibrio del sistema immunitario, aumentando la possibilità di remissioni durature senza terapie croniche. Un obiettivo particolarmente rilevante in età pediatrica, dove l’esposizione prolungata agli immunosoppressori può compromettere la funzione di organi critici, crescita, sviluppo e, soprattutto, qualità di vita.
“Con le cellule Car-T anti-Cd19 abbiamo applicato in modo innovativo un approccio di terapia genica già consolidato nelle leucemie e nei linfomi a un ambito completamente diverso, cioè le malattie autoimmuni – spiega Franco Locatelli, responsabile dell’area di Oncoematologia e Terapia Cellulare e Genica del Bambino Gesù – In queste patologie il bersaglio non è una cellula tumorale, ma i linfociti B auto-reattivi che alimentano l’infiammazione e il danno d’organo. I risultati dimostrano che questo approccio può portare a un controllo duraturo della malattia, con sospensione completa delle terapie immunosoppressive, un traguardo particolarmente importante in età pediatrica. Questa ulteriore pubblicazione conferma, grazie alla presenza di un’Officina Farmaceutica istituzionale, il ruolo pionieristico del Bambino Gesù nelle terapie avanzate e Car-T”. Lo studio evidenzia inoltre che i benefici clinici si mantengono anche dopo la ricostituzione delle cellule B, suggerendo che la terapia Car-T non agisca come una semplice soppressione temporanea, ma possa indurre un vero e proprio ‘reset’ del sistema immunitario. A questo si associano segnali di regressione del danno agli organi.
“I risultati sono straordinari, non avevamo mai visto una remissione così profonda con le terapie tradizionali – aggiunge Fabrizio De Benedetti, responsabile Area di ricerca di Immunologia, Reumatologia e Malattie infettive dell’Ospedale – I dati sono particolarmente importanti perché le malattie autoimmuni in età pediatrica hanno un costo sociale altissimo. Questi risultati rafforzano la prospettiva di avviare studi clinici per offrire questa strategia a un numero più ampio di bambini con malattie autoimmuni gravi”. Non a caso, conclude, “negli ultimi 4 mesi abbiamo trattato con Car-T altri 4 bambini e ragazzi”.