Non perdere la speranza, perché da ogni caduta ci si deve poter rialzare e la giustizia è sempre un processo di riparazione e riconciliazione. Nella Domenica “della gioia”, quella che la liturgia definisce “Gaudete”, Papa Leone XIV celebra la Messa per il Giubileo dei Detenuti nella Basilica vaticana e a quanti sono privati della libertà e a tutti coloro che si prendono cura della realtà penitenziaria chiede di guardare avanti e in alto. Con speranza, appunto.
A tal proposito il Papa, nell’omelia della celebrazione alla quale partecipano circa 5 mila persone, ricorda il predecessore Papa Francesco quando il 26 dicembre 2024 ha aperto la Porta Santa nella Chiesa del Padre nostro, nella Casa circondariale di Rebibbia. In quella liturgia densa di significato il Pontefice argentino rivolgeva a tutti un invito che oggi Leone XIV rilancia: “Due cose vi dico. Primo: la corda in mano, con l’àncora della speranza. Secondo: spalancate le porte del cuore”. “Facendo riferimento all’immagine di un’ancora lanciata verso l’eternità, al di là di ogni barriera di spazio e di tempo, ci invitava a mantenere viva la fede nella vita che ci attende, e a credere sempre nella possibilità di un futuro migliore. Al tempo stesso, però, ci esortava a essere, con cuore generoso, operatori di giustizia e di carità negli ambienti in cui viviamo”, sottolinea il Pontefice.
E ancora in continuità con Francesco, rilancia il desiderio espresso nella Spes non confundit, la bolla di indizione del Giubileo e cioè che, in queste ultime settimane dell’Anno Santo, si possano ancora concedere “forme di amnistia o condono della pena” e “a tutti opportunità di reinserimento”.
Confido che in molti Paesi si dia seguito al suo desiderio. Il Giubileo, come sappiamo, nella sua origine biblica era proprio un anno di grazia in cui ad ognuno, in molti modi, si offriva la possibilità di ricominciare.
Il Pontefice indica poi il criterio dell’amore quale orientamento che deve abitare anche in ambienti come le carceri. Da atteggiamenti di compassione, attenzione, sapienza e responsabilità, in comunità come a livello istituzionale, possono nascere dei veri e propri miracoli. L’importante, afferma il Pontefice, è guardare all’umanità di Gesù.